Toscana
Sarah Scazzi, 10 anni dopo: tutti i dubbi nella ricostruzione di Piccinni e Gazzanni
Il libro sul delitto di Avetrana sarà presentato stasera a Castiglione: «I buchi nell’inchiesta sono numerosi»
libri
«Quando andavamo nelle campagne intorno ad Avetrana, alla ricerca del pozzo dove era stato nascosto il corpo di Sarah Scazzi per quarantadue giorni, tutto sembrava insensato e struggente. La storia che volevamo raccontare, sotto il sole cocente, ci è esplosa davanti agli occhi in tutta la sua violenza e crudeltà». Parlano così Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, tornati in libreria da qualche settimana con “Sarah” (Fandango, pp. 320) dopo il successo de “Nella Setta” (Fandango, 2018). I due – che questa sera saranno a Castiglione di Garfagnana dalle 21 nel corso della manifestazione “Leggere Gustando” organizzata da Andrea Giannasi – hanno scelto da quasi un anno di tornare stabilmente a Lucca, perché «è il posto ideale per la famiglia che stiamo costruendo», e di fare i pendolari con Roma, dove lavorano a Rai1: Gazzanni è conduttore di Linea Verde Life e Piccinni in qualità di autrice (adesso è impegnata nel nuovo programma del sabato pomeriggio “L’Italia non finisce mai”). Il libro, che dopo cinque giorni dall’uscita è già in ristampa, ruota intorno a quello che è definito «un delitto famigliare, maturato in un ambiente complesso e segretamente, sotterraneamente, violento».
A fine agosto saranno dieci anni dalla morte di Sarah. Come nasce il vostro libro?
«Sarah è il tentativo di restituire attraverso la lettura dei documenti, gli incontri con chi ha preso parte a questa vicenda, la pressione e l’evoluzione mediatica la storia di una provincia dimenticata, di un Sud che fingiamo non esista e invece è qui. Davanti a noi. Ed è fatto di incesti, di ferocia, di crudeltà e molta ignoranza. Ci siamo consumati leggendo i documenti, incontrando le persone, riflettendo sui loro comportamenti a volte incomprensibili. Ne siamo usciti pieni di interrogativi sul caso, ma anche rispetto all’umanità, al senso di fratellanza e di verità».
Avete molti documenti in esclusiva. Puntate a riaprire il caso?
«Puntiamo ad accendere i riflettori su questo caso, è indubbio».
State lavorando già a una trasposizione?
«Siamo stati contattati da diverse case di produzione, e stiamo cercando di capire la strada giusta per rendere conto alla triste storia di Sarah e del suo paese».
Quanto ha influito il circo mediatico sugli esiti del processo?
«È stato il punto di svolta. Il momento in cui Sarah Scazzi è diventata più scomparsa degli altri ha cambiato tutto: da una parte la pressione mediatica ha spinto Misseri (che non era stato mai sentito in oltre un mese) a far ritrovare il cellulare e dunque a confessare, dall’altra ha sostenuto non solo una visione univoca della vicenda, ma anche una corsa all’intervista che a volte ha avuto esiti – come ricostruiamo con dovizia di particolari - distruttivi».
Che immagine di Sarah è venuta fuori dalla vicenda, e voi che idea avete?
«Tutti i protagonisti di questa storia sono passate come vittime del sistema mediatico, che ne ha fatto carne da macello, è innegabile. Ma bisogna ricordare che l’unica vittima è Sarah Scazzi. Ammazzata a 15 anni. Destinata a restare intrappolata nella narrazione fatta dai giornali: da una parte la seducente adolescente che sogna di fare cose da grandi e provoca gli adulti, dall’altra la bimba senza forme, quasi asessuata. Fra questi due estremi crediamo che ci sia la verità».
I buchi neri sono molteplici. Non deve essere stato facile dare loro sostanza.
«Alcuni sono macroscopici, altri invece molto più sottili. Si parte dalle celle telefoniche, a testimonianze poco attendibili, all’autopsia sul cadavere per finire sulla ricostruzione dei tempi. Leggendo le oltre 20mila pagine che ricostruiscono ciò che è accaduto, abbiamo trovato decine di abissi in cui la ragione e il razocinio vengono chiaramente smarriti. Li ricostruiamo tutti, con dovizia di particolari. Uno su tutti? Una teste che, per carpire una confessione, si improvvisa detective con tanto di microfoni nascosti sotto la maglietta. Una scena comica, dagli esiti inattesi».
Secondo voi Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono colpevoli?
«Nel libro non diamo giudizi di sorta. Ci limitiamo a una ricostruzione oggettiva. Di certo i buchi sono numerosi, e non possono non far riflettere. Nonostante i tre gradi di giudizio, Cosima e Sabrina non possono dirsi colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio».—
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