Il dolore
Batterio New Delhi scovato anche a Lucca
L’agente patogeno resistente agli antibiotici e con alta mortalità è stato trovato anche negli ospedali di Piana e Valle
LUCCA. Il batterio New Dehli mette in ansia anche i lucchesi. L’agente patogeno resistente agli antibiotici che da qualche mese circola nelle corsie degli ospedali toscani (546 casi, di cui la maggior parte nell’area dell’Asl nord ovest, ndr) ha fatto capolino anche al San Luca. Sull’argomento bocche cucite da parte degli addetti ai lavori: la comunicazione viene gestita direttamente dalla Regione che punta a evitare allarmismi e a far crescere la cultura del corretto uso degli antibiotici e dei farmaci in generale. Quello che Il Tirreno è riuscito a sapere per via informale da fonti attendibili è che meno di una manciata di casi si sono registrati sul territorio di Lucca e Valle, ma a quanto risulta nessuno di questi è esitato in un decesso del paziente. La Lucchesia, insomma, sarebbe una delle aree meno colpite (Pisa 22 casi, Livorno 8 e pure Massa hanno numeri più significativi) ma non per questo è rimasta immune. Del resto, fanno osservare gli addetti ai lavori, il New Delhi basta cercarlo per trovarne tracce più o meno in tutti gli ospedali del mondo. . Nessuna epidemia, dunque, ma l’Asl ci tiene comunque a far sapere che la situazione è sotto controllo: «All'ospedale San Luca di Lucca, come negli altri ospedali dell’A nord ovest – si legge in una nota dell’azienda – sono state intensificate le attività finalizzate alla prevenzione delle infezioni e in particolare al contrasto della diffusione di germi multiresistenti, a seguito della crescita della prevalenza sulla popolazione documentata anche nei rapporti nazionali e regionali e in attuazione delle linee regionali per il contrasto all’antibiotico-resistenza. Si tratta di microorganismi (tipo Klebsiella) resistenti agli antibiotici e quindi pericolosi soprattutto per i pazienti più fragili».
Sul territorio dell’Asl Toscana nord ovest è infatti attiva una task force aziendale che sta lavorando al rafforzamento delle precauzioni nei 13 ospedali presenti nei cinque ambiti territoriali. Grazie a questo gruppo di lavoro sono state definite le modalità di esecuzione dello screening dei pazienti che accedono in ospedale per ricovero, in particolare in area medica ed intensiva, proprio per individuare rapidamente eventuali soggetti portatori (i colonizzati), informando loro ed i familiari della condizione riscontrata e rafforzando le misure igieniche e di gestione dell’assistenza durante il ricovero. Ovviamente le persone affette da malattia vengono anche trattate con terapie antibiotiche mirate».
Sulla vicenda interviene anche il capogruppo di Forza Italia in Regione Maurizio Marchetti: «C’è una circolare ministeriale sul “caso Toscana” del 30 maggio – dice – Rossi dovrebbe spiegare come mai la Regione sia intervenuta solo il 26 luglio». —
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