Gioco
Rinnovo del contratto alla Lucart, i lavoratori: «Giù le mani dai salari»
Porcari
Giù le mani dal salario dei lavoratori. È la sintesi quanto emerso dalle assemblee dei lavoratori dello stabilimento Lucart di Porcari, tenute lunedì per fare il punto sull’avvio della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale e sul ricorso dell’azienda alla Cassa integrazione guadagni ordinaria. Temi discussi nell’incontro tenuto in Confindustria il 22 luglio.
«Sulla trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale – si legge nella nota di Slc Cgil, Fistel Cisl e della Rsu interna – le assemblee hanno confermato le richieste contenute nella piattaforma, con l’integrazione della richiesta di modifica della struttura del premio di risultato, con la cancellazione del parametro economico, e dato pieno mandato alle segreterie territoriali e alla Rsu per l’ottenimento di quanto richiesto. Le assemblee, visto la comunicazione di un nuovo ricorso alla cigo, condividono con le segreterie territoriali e la Rsu perplessità rispetto alla decisione di Lucart e sostengono le segreterie territoriali e la Rsu, nella richiesta del riconoscimento dell’integrazione salariale e di nessuna penalizzazione sui ratei ferie, permessi, mensilità aggiuntive, premio di risultato e quant’altro derivante dalla contrattazione collettiva per tutti i lavoratori già coinvolti dalla Cigo e per quelli che lo saranno. Inoltre, invitiamo e ribadiamo alla direzione, che in tema di riorganizzazione interna del personale, a fronte di investimenti tecnologici le regole e il buon senso prevedano innanzitutto la realizzazione degli impianti, si verifichi il loro efficientamento e, infine, una volta a regime, si constati la compatibilità dell’organico con il nuovo impianto. È singolare e inaccettabile che l’azienda parta in primis dalla riduzione del personale. Le assemblee ritengono inaccettabile che dopo avere risposto anche a prestazioni aggiuntive, richieste dall’azienda nel periodo più drammatico della pandemia, i lavoratori si vedano decurtare pesantemente il salario senza che l’azienda se ne faccia carico». —
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