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l’addio 

Trova finalmente pace il corpo di Eduarda

Luigi Spinosi
Trova finalmente pace il corpo di Eduarda

Al cimitero di Altopascio il funerale della 41enne morta lo scorso gennaio dopo l’incendio dell’appartamento in cui viveva

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Altopascio

Fuoco e acqua: il destino forse non esiste, ma la tentazione di crederci è forte una volta usciti dal cimitero dove hanno trovato la loro ultima dimora le spoglie mortali di Eduarda Pinhero. Se solo non si trattasse di un addio definitivo verrebbe da dire “finalmente”, visti gli oltre sei mesi trascorsi da quel terribile 14 gennaio, da quando cioè il suo cuore – un cuore grande stando a chi l’aveva conosciuta – ha smesso di battere nel reparto grandi ustioni dell’ospedale Cisanello di Pisa. In quel reparto Eduarda si trovava dal giorno precedente, da quando cioè, la giovane trans ha ceduto alla disperazione. Lei, che c’era sempre stata quando qualcuno aveva avuto bisogno di aiuto, aveva però scelto il silenzio quando, di quell’aiuto, era lei ad averne avuto necessità. Così, quando i problemi economici che l’attanagliavano, si sono presentati alla sua porta – letteralmente – sotto forma di ufficiale giudiziario, Eduarda ha scelto la via più drastica: ha aperto il gas e, con una fiamma, ha innescato l’incendio dell’appartamento di via Torino in cui viveva. Con lei dentro. Poi i vigili del fuoco, i soccorritori, e quella disperata corsa verso l’ospedale di Pisa. Tutto inutile. Eduarda aveva solo 41 anni.

Ma nemmeno la morte sembrava averle dato pace, quella pace che aveva cercato di trovare prima lasciando il suo Paese d’origine, ilBrasile, per l’Italia. E poi con quel gesto finale e drammatico. Tutto sembrava congiurare anche per darle la cosa più naturale: una degna sepoltura. Alla burocrazia, alla lontananza della famiglia, nel frattempo si è aggiunta l’emergenza coronavirus. E nonostante il grande impegno degli amici per mesi il suo corpo è rimasto in una cella frigorifera della medicina legale di Pisa. Come un oggetto. Così come molti, troppi, l’avevano trattata mentre era in vita. Ieri però, finalmente, quell’ultima umiliazione ha trovato ristoro. Un paio di settimane fa, dal Brasile, è arrivato il nulla osta alla sepoltura da parte della sorella. Così gli amici, con in prima fila Tamara Matteucci, che non ha smesso un secondo di lottare per dare a Eduarda la dignità di un addio, l’hanno potuta salutare per l’ultima volta, con una breve cerimonia al cimitero di Altopascio. Presenti anche i rappresentanti dell’associazione LuccAut, e l’assessore Ilaria Sorini e il presidente del consiglio comunale Sergio Sensi in rappresentanza del Comune di Altopascio. Comune che, ha detto Tamara a fine cerimonia, ha fatto tantissimo per cercare di arrivare a questo momento: «Non finirò mai di ringraziare l’amministrazione, a partire dal sindaco Sara D’Ambrosio, per quanto ha fatto».

Poi la croce, la bella foto di Eduarda con sopra solo il cognome, i fiori. E mentre il cimitero si stava svuotando l’arrivo della pioggia. Acqua che sembrava voler spegnere quel fuoco che, dal 13 gennaio, non si era mai spento. Il segno del destino appunto. —



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