Sicurezza
Sarà processato l’ispettore della Stradale accusato di corruzione, truffa e riciclaggio
Gianluca Pantaleoni, lucchese ora in servizio a Montecatini, avrebbe anche svelato le targhe delle auto civetta
lucca
Corruzione, truffa, traffico di influenze illecite, riciclaggio, circonvenzione di incapace. È con queste accuse che l’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 50 anni, ex segretario nazionale della Uil polizia, è stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Pistoia. Su richiesta del pm titolare dell’inchiesta, Leonardo De Gaudio, il giudice dell’udienza preliminare Patrizia Martucci ha disposto il rinvio a giudizio anche di altri 4 imputati, coinvolti in alcuni dei reati contestati all’ispettore.
Tra le altre cose, Pantaleoni – ancora ai domiciliari dopo essere finito in carcere lo scorso dicembre – è accusato di aver tradito i sui colleghi poliziotti, comunicando a dei suoi conoscenti, in cambio di favori, le targhe, i modelli e il colore delle auto civetta della questura di Pistoia, rischiando di mettere in pericolo chi è impegnato nei servizi in borghese. Il processo, davanti al tribunale collegiale, inizierà il 17 novembre.
Pantaleoni, residente a Lucca, aggregato alla sezione della Polizia stradale di Montecatini (ma in forza al comando lucchese, dopo aver diretto la sezione di Viareggio), era finito nel mirino degli investigatori della polizia dopo una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui suoi conti correnti: circa 900.000 in tre anni. Tutti i reati che gli vengono contestati sarebbero secondo la procura riconducibili alla sua continua necessità di denaro dovuta al vizio del gioco d’azzardo: truffa ai danni dello Stato (per essersi assentato dal servizio fingendosi malato), riciclaggio, autoriciclaggio, falsità ideologica, traffico di influenze illecite, abbandono del posto di servizio, corruzione e ricettazione.
Alcuni dei quali commessi in concorso con altri 4 indagati: Domenico Lombardi, 51 anni, di Massa e Cozzile; Tiziano Pandolfo, 39, di Barga; Luigi Amico, 58 anni, residente a Pistoia ma domiciliato ad Altopascio; e Cristian Balestra, 34, di Altopascio. In concorso con Pantaleoni, Pandolfo è accusato di traffico di influenze illecite. In cambio di prestiti di denaro e cambi di assegni, l’ispettore si sarebbe adoperato per fargli ottenere il rinnovo del porto d’armi per difesa personale (per il quale era in corso la procedura di rigetto) e per velocizzare il rinnovo del porto d’armi per uso sportivo in corso alla questura di Lucca. Lombardi è accusato di favoreggiamento: sentito in qualità di testimone dai poliziotti che indagavano sul Pantaleoni per il reato di abbandono di posto di servizio, aveva raccontato all’ispettore il contenuto dell’interrogatorio.
Amico e Balestra sono accusati di corruzione, sempre in concorso con l’ispettore. Pantaleoni avrebbe svelato al Balestra informazioni sulle auto civetta della questura di Pistoia, e gli avrebbe dato suggerimenti su come aggirare determinate sanzioni. Ricevendo in cambio e per più volte prestiti in contanti con assegni dati come garanzia. Stesse informazioni sulle auto civetta Pantaleoni le avrebbe date ad Amico, oltre a dare la propria disponibilità ad informarsi su delle indagini in corso su un’amica dell’uomo. Sempre in cambio di prestiti e anche dell’impegno da parte di Amico di fare da mediatore nella vendita di alcuni immobili che l’ispettore ha a Monferrato.
Le accuse di circonvenzione di incapace e di truffa vedono come vittime una donna ipovedente residente in provincia di Pisa, patologicamente innamorata di lui (e a cui lui ha fatto credere di essere il suo fidanzato per tre anni), e l’anziano padre. Secondo gli inquirenti, dal novembre 2016 al luglio 2019, Pantaleoni aveva ricevuto da padre e figlia bonifici per 179.650 euro, come presunto corrispettivo (con caparre superiori addirittura al 50% del valore) per la conclusione dei contratti preliminari per la vendita di tre immobili di sua proprietà, ai quali però era seguito un solo contratto definitivo e per giunta simulato. Di quel denaro in seguito ne aveva restituito loro circa solo 45.000 euro. Ma poi ci sarebbero tutti gli altri soldi, tanti, avuti dalla donna in contanti, con assegni e anche utilizzando le sue carte di credito. —
MASSIMO DONATI
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