Il Tirreno

Lucca

il convegno di Cgil e Flai 

Lavoratori forestali in attesa da 8 anni del nuovo contratto

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Molazzana

Tutela dell’ambiente e del territorio e sviluppo di un’economia forestale sostenibile: questi i punti cardine emersi al convegno “Toscana ambiente e territorio: una governance di prospettiva per il futuro sostenibile”, organizzato da Cgil e Flai al Sassone di Fobbia.

Tra i presenti Dalida Angelini (segretario generale della Cgil Toscana), Rossano Rossi (segretario generale della Cgil Lucca), Gianluca Giussani (segretario generale Cgil flai Toscana), Davide Fiatti (segretario Cgil Flai nazionale), Marco Remaschi (assessore all’agricolturadella Regione Toscana)e Alessandra Stefani (del ministero delle Politiche Agricole).

Qui hanno dato vita a una discussione ricca di spunti per il futuro dell’economia forestale. Le proposte degli ospiti si sono basate sulle innovazioni delle politiche di tutela forestale introdotte dal testo unico in materia di foreste e filiere forestali, recentemente adottato a livello nazionale.

Dalla discussione è emerso il proposito di fare tesoro dell’esperienza acquisita con la pandemia, cioè la necessità del passaggio a un sistema di sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile, e che riparta dal territorio: il 70% della provincia di Lucca è composto da boschi, come il 52% di quella Toscana. Un patrimonio forestale che permette lo stoccaggio di 84 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Si tratta quindi di una risorsa preziosa, ma che necessita di una pianificazione a lungo termine che integri opere di forestazione, lavoro nel settore primario e azioni di bonifica. Un intervento umano ragionato non è solo necessario per prevenire l’aumento del rischio di incendi e dissesti idrogeologici, che potrebbero derivare da una crescita incontrollata della vegetazione, ma anche per rendere i terreni boschivi luoghi di lavoro sicuri e redditizi.

Infatti la Toscana è solo settima a livello di profitti derivanti da attività economiche delle imprese forestali, e ottava per numero di operatori forestali pubblici (724), nonostante di fatto sia proprietaria del 10% dei boschi della regione, e quindi dell’impresa forestale più grande d’Italia.

Sembra quindi necessario oltre al rinnovo del contratto che aspettano da 8 anni, un aumento del numero di questi lavoratori pubblici, che li metta in condizione di eseguire tutti gli interventi necessari e che rinfoltisca il comparto tecnico e organizzativo, in modo da permettere anche la pianificazione richiesta per uno sfruttamento efficiente ed ecologico delle risorse. Questo dovrebbe servire a ridare vitalità a un settore, quello dell’economia forestale, la cui produttività è molto inferiore al suo potenziale, permettendo ai privati (che possiedono circa il 90% dei boschi toscani) di impiantare gestioni redditizie dei propri terreni boschivi grazie a lavoro di qualità, eliminando i numerosi casi di lavoro in nero che piagano il settore. —



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