Attenzione
Giovane conferma le accuse ai “Discepoli”
Nel corso di un lungo incidente probatorio, uno dei fratelli ha accusato due religiosi della comunità di don Gilioli
LUCCA
Un anno dopo il primo racconto rimasto all’interno della Diocesi e sei mesi dopo l’inizio dell’inchiesta, uno dei due fratelli che accusano i religiosi dell’associazione di fedeli “Discepoli dell’Annunciazione” di aver compiuto abusi sessuali ai loro danni ha confermato quanto già detto durante le indagini preliminari. Il giovane, che ha 27 anni, è stato sentito nel corso di un incidente probatorio, il cui verbale è destinato a diventare un pilastro nel procedimento penale che al momento vede indagati 9 religiosi dell’associazione sciolta a dicembre dal Vaticano e che aveva sedi a Prato, in Lunigiana e in Garfagnana, all’Eremo di Calomini. Un racconto lungo e dettagliato quello offerto dal giovane al gip Francesca Scarlatti, che si è protratto per tutta la mattinata e parte del pomeriggio di venerdì. Il sostituto procuratore Valentina Cosci, titolare del fascicolo insieme alla collega Laura Canovai, è uscita soddisfatta dalla maratona e nei prossimi giorni, insieme al procuratore Giuseppe Nicolosi, comincerà a tirare le fila dell’inchiesta.
Il giovane, in passato ospite della sede pratese dei “Discepoli”, in via Saffi, ha puntato il dito in particolare su due religiosi, tra cui don Giglio Maria Gilioli, fondatore dell’associazione di fedeli nel 2005 e rimasto in carica fino all’intervento del Vaticano. Il ventisettenne ha raccontato fatti che sarebbero accaduti nella sede di via Saffi, in un periodo di tempo compreso tra quando lui era ancora minorenne e quando era già diventato maggiorenne, dunque una decina di anni fa. Successivamente la sede dell’associazione di fedeli è stata spostata in via Bologna, ma lui non avrebbe mai frequentato la nuova sede. Il fratello minore del giovane, anche lui ospite ma in un periodo successivo dell’associazione di fedeli, ha offerto un racconto ancora più crudo di quanto sarebbe accaduto nella comunità di fedeli e ha tirato in ballo un numero maggiore di persone, tanto che nell’inchiesta sono stati indagati ben 9 religiosi (oltre al fondatore, cinque pratesi, un pisano e due stranieri), a cui poi se ne sono aggiunti altri tre. Ma il fratello minore non è stato ancora sentito in sede di incidente probatorio.
All’inizio la Procura si era dimostrata molto cauta nel valutare le prime dichiarazioni fatte dai fratelli durante le audizioni protette, ma ora l’inchiesta sembra aver preso quota. I racconti dei due fratelli sono due filoni distinti, per gli inquirenti. Ciò significa che la credibilità di un fratello non incide su quella dell’altro. Il primo racconto, come detto, rimase all’interno della Diocesi e ha dato origine al procedimento canonico. Qualche mese dopo la madre dei due fratelli ne ha parlato con un’assistente sociale e la storia è arrivata in Procura. Nel corso delle indagini preliminari, oltre al materiale sequestrato dalla squadra mobile nelle tre sedi dei “Discepoli” e alle dichiarazioni di alcuni dei religiosi indagati, la Procura ha raccolto anche il racconto di un terzo fratello che non risulta tra le parti lese ma che era il custode dei segreti degli altri due fratelli e potrebbe aver offerto riscontri interessanti. —
paolo nencioni
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