Gioco
“No” all’impianto per bruciare il pulper La Regione boccia il progetto di Kme
Parere negativo della Conferenza dei servizi: a pesare le valutazioni della Soprintendenza e una sentenza del Tar
Nicola Bellanova / luccA
La notizia che in molti stavano aspettando è arrivata, lasciando però sul tappeto scorie e incognite tutte ancora da scoprire. La Conferenza dei Servizi della Regione Toscana, ente delegato a decretare se approvare o bocciare il progetto dell’inceneritore che Kme avrebbe dovuto costruire a Fornaci per bruciare il pulper delle cartiere lucchesi, ha detto “no” all'impianto.
Un esito che era nell'aria, nonostante il silenzio tombale caduto sulla vicenda da mesi. Le contestazioni relative alla mancata collimazione degli strumenti urbanistici, la presenza della Casa Buglia, i rilievi sull'impatto dell'impianto sull'ambiente circostante, hanno fatto il resto. Con la decisione di ieri, la Regione Toscana, ha definitivamente (o quasi) tarpato le ali a Kme, il colosso metallurgico che ha provato, in questi mesi, a giocarsi la carta dell'impianto avversato da Comitati ambientalisti e partiti politici (a eccezione della Lega) anche con manifestazioni di piazza e pressing continuo sulle istituzioni.
Tirato fuori dal cassetto due anni fa, il pirogassificatore, nelle intenzioni dell'azienda, avrebbe dovuto colmare gli alti costi di produzione legati al consumo di energia, e consentire quindi quella competitività sui prezzi dei prodotti sul mercato internazionale, e il rilancio degli investimenti che manca da anni. Addirittura, a regime, si sarebbero potuti riassorbire 135 dipendenti che in questi anni sono stati licenziati o ricollocati con misure straordinarie.
Dopo mesi di scontri dialettici duri tra le parti in causa, e proprio sotto elezioni comunali, adesso si mette la parola fine, almeno per questo passaggio istituzionale. Certo, la tempistica, potrebbe creare qualche retropensiero. Perché questo parere tecnico (ma che inevitabilmente non può non interessare la politica) è arrivato proprio a poche settimane dall’appuntamento con le elezioni regionali, e questa battaglia tutta barghigiana sarà decisiva per le scelte degli elettori.
È una battaglia vinta dall'ex sindaco di Barga Marco Bonini che ci ha messo faccia e impegno politico per contrastare questo progetto a costo di arrivare allo scontro finale coi vertici di Kme, dell'attuale sindaco Caterina Campani e tutte le forze che hanno avversato l'idea pirogassificatore, del Comitato La Libellula e delle altre organizzazioni di cittadini.
Dalla parte degli sconfitti (ma non è certo una partita di calcio), i sindacati che, dapprima timidamente, poi sempre più marcatamente, hanno deciso di non chiudere le porte a questa soluzione. Insieme a loro, in un’alleanza che sembrerebbe un paradosso, gli industriali, a partire dai cartari, che vedevano l’impianto come la soluzione all’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo.
A festeggiare è la sindaca Campani: «Il Comune ha visto riconosciute le ragioni di una battaglia che ha sostenuto praticamente dall’inizio della vicenda. Tra gli elementi che hanno pesato nel giudizio negativo il contrasto con gli strumenti urbanistici, le valutazioni della Soprintendenza in merito agli impatti sul paesaggio e dell’azienda sanitaria in relazione alla salute pubblica». Importante anche la necessità di ricostruire Casa Buglia sull’area interessata dal progetto, così come stabilito dalla sentenza del Tar pubblicata il giugno scorso. Oltre agli aspetti sopra riportati la Conferenza rileva l’esistenza di ulteriori elementi critici e carenze del progetto che non sono stati chiariti in fase di istruttoria.
A questo punto l’azienda ha 10 giorni a disposizione per presentare le proprie osservazioni nei confronti dell’esito negativo.
L'ex primo cittadino Marco Bonini è soddisfatto: «Ricordo quello che abbiamo fatto nella passata amministrazione per avversare questo progetto, nell'interesse dei cittadini e della salvaguardia del territorio. Non è una vittoria di qualcuno o sconfitta di altri, ma è il successo della Valle del Serchio, che continua ad essere la Valle del bello e del buono. Adesso è necessario mettere attorno ad un tavolo azienda e istituzioni ad ogni livello per salvaguardare i dipendenti e trovare soluzioni alternative per il rilancio di Kme. È la soluzione migliore, per tutti, perché è stato il verdetto migliore, per tutti». Adesso, quindi, bisognerà verificare l'impatto di questa “sentenza” sulle scelte produttive per il sito fornacino, che si tradurranno in politiche industriali e occupazionali che interesseranno circa 600 famiglie. —
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