Il Tirreno

Lucca

Si spogliano per protesta davanti l’azienda

Nicola Bellanova
Si spogliano per protesta davanti l’azienda

Alla Lucart di Diecimo una rappresentanza dei dipendenti si cambia ai cancelli per denunciare l’assenza dei locali per farlo

3 MINUTI DI LETTURA





BORGO A MOZZANO

Uno spogliarello fuori dai cancelli, per far sentire al mondo la rabbia per una situazione paradossale, pur se dettata da motivi di pubblica sicurezza. Il covid ha rivoluzionato logistica e organizzazione del personale in molte aziende, ma alla Lucart di Diecimo, pur rispettando i protocolli previsti dal Ministero, per i dipendenti della cartiera si sta profilando un’estate di passione.

Da qualche settimana, infatti, è stato disposto, per motivi di sicurezza, l’ingresso scaglionato in tre gruppi per il turno mattutino. Alcuni operai entrano in fabbrica alle 5,30, altri alle 6 e l’ultimo scaglione alle 6,30. Fin qui tutto normale, ma per molte maestranze provenienti dall’Alta Garfagnana è praticamente impossibile prendere il bus di linea che parte da Piazza al Serchio alle 4,45 e viaggia sulla tratta fino a Diecimo, raccogliendo i dipendenti diretti al polo cartario. Ergo, per molte famiglie sono tempi di rivoluzione delle abitudini, di aggravi di costi di trasporto e di disagi per l’organizzazione degli orari di ingresso e uscita. A ciò, si aggiunge il problema strutturale degli spogliatoi della fabbrica, ancora non disponibili per l’adeguamento alle normative, che costringe i lavoratori a raggiungere o lasciare lo stabilimento senza potersi cambiare e lavare. Alcuni lavoratori in rappresentanza di tutti gli altri, per protestare contro i continui rinvii dell’apertura degli spogliatoi, hanno preparato un sit in dimostrativo, dove di fatto hanno messo in evidenza, in maniera forte, le condizioni quotidiane, e ormai non può sopportabili: si sono recati al lavoro indossando i propri indumenti e, prima di accedere allo stabilimento, in strada, se li sono tolti e hanno indossato le tute di lavoro recandosi poi al loro posto di lavoro.

«Ci avevano assicurato che entro fine giugno gli spogliatoi sarebbero stati di nuovo agibili – dice uno di loro, Domenico Rossi di Filicaia – ma a tutt’oggi non sappiamo ancora nulla, e in questa situazione ci tocca anche arrivare a lavoro già cambiati e tornare a casa col pericolo di prendersi dei malanni».

I rappresentanti sindacali indicano uno scenario assurdo, ma reale: «Chi arriva in macchina si cambia in macchina. Abbiamo provato a chiedere anche una sorta di rimborso, ma siamo sempre qui, in condizioni igieniche precarie». Il problema del trasporto, invece, non si può risolvere a breve: «Abbiamo fatto tante battaglie – dichiarano le Rsu – per ottenere dall’azienda che ha in appalto il trasporto pubblico una corsa di linea specifica che trasportasse i lavoratori da Piazza al Serchio alla zona delle cartiere di Diecimo, che serve circa ottanta lavoratori diretti anche nelle altre aziende della zona. Ci sono aggravi di costi per i dipendenti costretti a venire in auto dalle zone montane più lontane».

«Il ritardo nell’apertuira degli spogliatoi – si legge nella nota delle segreterie territoriali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Chimici – costringe i lavoratori a recarsi al lavoro già indossando gli abiti di lavoro e, soprattutto, a tornare a casa dopo 8 ore di duro lavoro, con ancora indosso gli stessi indumenti sporchi e senza potersi fare nemmeno una doccia. La protesta, supportata e assistita dalla Rsu aziendale ha voluto in questo modo denunciare una situazione non più accettabile e spingere ulteriormente l’azienda a farsi carico, in modo reale, del problema. Inoltre la protesta ha avuto anche un altra motivazione. Quella legata al disagio, anche economico, che una gestione unilaterale dell’azienda sulla modifica dei turni di lavoro per ottenere accessi differenziati allo stabilimento, pur motivata dalle esigenze di ridurre le possibilità di contagio, non tenendo conto delle proposte avanzate dalla Rsu, che avrebbero portato a ottenere le stesse condizioni di sicurezza, ha creato a molti lavoratori che si recano al lavoro con i trasporti pubblici. La nuova organizzazione dei turni non consente più a molti di loro di poterne usufruire. Conseguenze? Maggior rischio di infortuni in itinere, maggior uso dell’auto individuale uguale più inquinamento, e infine per l’appunto più costi per i lavoratori». —

Nicola Bellanova

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web