Gioco
Il mercato dell’auto affondato dal Covid In sei mesi immatricolazioni calate del 42%
Ad aprile vendute solo 15 auto. Al via gli incentivi del governo ma i concessionari sono critici: «Non sono sufficienti»
LUCCA
Rombano i motori? Non proprio. O almeno non più. Il mercato dell’auto si è fermato, colpito dal Covid come – o forse più – di altri settori.
Lo si poteva intuire ma i dati dell’Unrae relativi alla provincia di residenza dei proprietari, mettono la crisi nero su bianco: nei primi sei mesi dell’anno il calo delle immatricolazioni in provincia di Lucca è del 42,2%, con 3.210 veicoli venduti in meno. Il mese peggiore è stato aprile: durante il lockdown, con la gente chiusa in casa e un calo del traffico che per diversi giorni ha superato il 70%, le auto acquistate in provincia sono state appena 15. Un dato impressionante che fa gelare il sangue ai concessionari di automobili, tutti alle prese con una situazione mai vista. Per altro il 2020 non era cominciato bene: i mesi pre-Covid di gennaio e febbraio avevano già fatto registrare cali importanti (-15% e -12%), poi è arrivato il virus è le vendite sono crollate. A giugno arriva qualche segnale incoraggiante con le immatricolazioni in crescita rispetto a maggio ma ovviamente siamo ancora ben al di sotto dei livelli dello scorso anno.
Per evitare scenari apocalittici anche dal punto di vista occupazionale nel Decreto rilancio il governo ha previsto una serie di incentivi che dovrebbero partire da fine luglio o agosto (il passaggio al Senato è fissato per il 14 luglio). Ma non è detto che bastino a risollevare un settore che sul nostro territorio è importante e radico. Solo nel Comune di Lucca, ad esempio, si contano diciassette concessionari di auto.
Marco Guidi, vice presidente Ascav Lucca, il sindacato dei concessionari di auto, fa un quadro della situazione: «Il gruppo Guidi ha 200 dipendenti e concessionari di diverse marche automobilistiche in giro per la Toscana e non solo: Mercedes, Volvo, Kia, Volkswagen, ecc. Dal mio punto di osservazione posso dire che le auto di fascia alta (Mercedes, Bmw, Audi) sembrano resistere meglio alla crisi. La più colpita è senz’altro la fascia media. Cerchiamo di tenere botta con il ricorso alla cassa integrazione, usandola con parsimonia, e poi vediamo cosa succede con gli incentivi del governo. Sufficienti? Glielo saprò dire a settembre».
«La situazione è critica – gli fa eco Mauro Lenci, associato Ascav e titolare del concessionario Peugeot di Guamo – Sono sul campo e mi rendo conto che quello che stiamo vivendo è insostenibile e purtroppo sarà impossibile recuperare nel corso dell’anno. Abbiamo due mesi a fatturato zero, le nostre aziende sono esposte economicamente e hanno impegni verso le case madri, che peraltro stanno cercando di venirci incontro. Gli incentivi? Quello per la rottamazione mi pare insufficiente: adesso le vetture sono tutte piuttosto care e 3.500 euro non sono un incentivo sufficiente a far cambiare l’auto a una famiglia già in difficoltà. Serviva una cifra più alta, è fuor di dubbio. La ripresa per ora non c’è: a giugno si è visto un po’ di interesse solo nella parte finale del mese, quella in cui ci sono maggiori offerte ed è più facile concludere un affare. Si è mosso un po’ il mercato dell’usato, mentre ho fatto un paio di noleggi di vetture ibride ed elettriche. Per questi modelli gli incentivi saranno maggiori e c’è interesse: alcuni sono venuti a chiedere preventivi, vedremo se poi concluderanno. Ma ripeto, avrei alzato gli incentivi per benzina e diesel, sono quelli che fanno volume». —
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