Il Tirreno

Lucca

l’ex assessore all’ambiente Eugenio Baronti all’attacco 

«Rifiuti: l’accordo con Livorno costerà molto caro ai capannoresi»

«Rifiuti: l’accordo con Livorno costerà molto caro ai capannoresi»

«Amministratori che non guardano al futuro: per non perdere dei voti si è persa un’occasione»

4 MINUTI DI LETTURA





capannori

Ma siamo sicuri che quella dell’accordo tra i Comuni di Capannori e Livorno, per lo smaltimento nella città labronica dei rifiuti organici, sia davvero una bella notizia? Beh, c’è chi sicuro lo è, ma dell’esatto contrario. E non si tratta di un qualcuno qualsiasi ma di chi a suo tempo, in qualità di assessore all’ambiente di Capannori, aveva elaborato il piano che prevedeva un impianto per il riciclaggio dell’organico, ossia Eugenio Baronti.

«Non trovo niente per cui sorridere e niente di straordinario – scrive Baronti – nell’accordo sventolato con grande enfasi dal sindaco Menesini con il Comune di Livorno. Anzi, come cittadino di Capannori, sono indignato di questa scelta che non porta nessun vantaggio ma penalizza pesantemente i capannoresi.Quando nel 2004 presentai, come assessore, alla prima giunta Del Ghingaro, il progetto per la transizione in 4 anni al sistema di raccolta differenziato integrale porta a porta con tariffazione puntuale (primo progetto nel Centro/Sud d’Italia), questo prevedeva il contestuale sviluppo di una piccola impiantistica minore, per la valorizzazione di alcune tipologie di rifiuti differenziati di facile recupero, e il progetto di realizzazione, come previsto nell’allora piano provinciale (poi diventato piano d’ambito), di un impianto di compostaggio comprensoriale nel territorio di Capannori. Inizialmente, verso la fine degli anni ’90 fu previsto e finanziato a Salanetti, poi bocciato in campagna elettorale da Del Ghingaro. Successivamente, dopo polemiche roventi, litigi e divisioni interne alla maggioranza, riuscì a imporre, con le mie dimissioni già sul tavolo, una nuova localizzazione al Frizzone contenuta in una delibera di giunta votata da tutti. Pochi mesi dopo, quando lasciai per andare in Regione, la delibera fu annullata per essere sostituita con un’altra che individuava una nuova localizzazione in un luogo assurdo, vicino a capoluogo, dove mai si sarebbe potuto fare. Tutto questo avvenne con il silenzio complice anche di quegli ambientalisti, poi diventati famosi grazie all’esperienza di Capannori e che non mancano mai di esibire sul petto ben in vista le loro medaglie al merito».

«Da quando è sindaco Luca Menesini – riprende l’ex assessore – di quest’impianto non si è più parlato. Il progetto che proponemmo allora prevedeva un impianto con digestore anaerobico, in modo da sfruttare due volte la materia organica, che è la parte più importante e consistente dei rifiuti urbani, prima, producendo biogas, dopo, attraverso una fase di post compostaggio, si sarebbe chiuso il cerchio riportando alla terra un compost di qualità. Si fa una grande retorica sui rifiuti che sono una “risorsa” (e penso davvero che lo siano) e, allora, perché portare una risorsa nostra in un’altra provincia? Cosa ci perdono i lucchesi? Molto, troppo. Milioni di metri cubi di biometano che inviato a uno o più distributori della Piana poteva alimentare il parco dei mezzi pubblici e dei mezzi delle aziende Ascit e Sistema Ambiente. Se poi il ciclo della gestione dell’organico fosse entrato in sinergia, come chiedevamo a gran voce, con lo smaltimento dei fanghi civili, il cerchio si sarebbe chiuso dando vita a un vero esempio industriale di economia circolare».

«Cosa perdono – chiude Baronti – i capannoresi con quest’accordo? Un impianto che sarebbe stato fondamentale per il modello di Capannori, che avrebbe portato ricchezza e occupazione di qualità. Cosa hanno perso i capannoresi a livello economico, dal fatto grave di non avere portato a compimento il progetto rifiuti modello Capannori? Moltissimo. I rifiuti organici sono stati scarrozzati in giro per l’Italia a centinaia di chilometri con costi di trasporto e di conferimento alti. Se partiamo dal 2005, da quando iniziammo la raccolta porta a porta, sono passati 15 anni, con un impianto del genere avremmo avuto, tolti i costi di gestione e di ammortamento impianto, un guadagno attorno ai 400mila euro annui come minimo, cifra molto prudenziale, ma provate a moltiplicarla per 15 anni ma anche per 10 anni, vedrete quanto è costato ai cittadini della Piana. Perché non si è fatto tutto questo? Semplice, perché oggi la politica non ha più coraggio e nessuna lungimiranza. È prigioniera del presente non riesce a guardare oltre, e poi, forse, per realizzare questo impianto, che non è pericoloso, non è un inceneritore o una discarica, si sarebbero persi dei voti. De Gasperi, grande e storico politico democristiano Alcide De Gasperi (partito che fin che è rimasto in vita ho contrastato sempre con tutte le mie forze), diceva: uno statista (o un amministratore) non guarda alle prossime elezioni ma guarda alle future generazioni. Che dire? Niente. Meglio il silenzio». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web