Il Tirreno

Lucca

la protesta 

Pochi posti al nido di Fornoli Problemi per cinque famiglie

Emanuela Ambrogi

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Bagni di lucca

Si prospettano disagi aggiuntivi per cinque famiglie che devono portare al nido i loro bambini, magari mentre stanno andando a lavoro scendendo a valle dalle frazioni montane della Val di Lima. Per i genitori si profila la necessità di alzare ancora prima i piccoli, allungare di parecchio la percorrenza verso l’asilo nido e poi verso il luogo di lavoro, aumentando il tempo passato fuori casa. Questo perché non sembra possibile per loro portare i bambini, come hanno chiesto, all’asilo pubblico di Fornoli, che rimane lungo la strada che comunque devono percorrere. Il nido è strapieno, non c’è posto per altri bambini.

Ma i genitori, prima di vedersi costretti a ricorrere a strutture private con ulteriori spese, provano a far sentire le loro ragioni. La protesta non vuole essere un attacco al comprensivo di Bagni, ma nella lettera – scritta dalle cinque famiglie dopo il rifiuto all’iscrizione a Fornoli a dirigente e sindaco – si chiedono attenzione e impegno per risolvere il problema. Al momento i loro bambini sarebbero destinati alle scuole dell’infanzia di Fabbriche di Casabasciana e San Cassiano di Controni, secondo ambiti territoriali già definiti.

Barbara Fini di Benabbio, portavoce del gruppo di famiglie che abitano a Benabbio, Montefegatesi, Ponte a Diana, Granaiola e Villa, per esempio dovrebbe portare la sua piccola di tre anni all’asilo di Fabbriche e poi tornare indietro per andare al lavoro a Lucca. Per lei, come per le altre quattro famiglie, sarebbe assai più agevole poter lasciare la bambina a Fornoli, dove ci sono due sezioni per l’infanzia, una di 20 bambini e l’altra di 24. Il dirigente Francesco Feola ha fatto pressione perché la richiesta venisse accolta, ma non è stata nemmeno valutata l’ipotesi di fare una terza sezione, anche se le due classi attuali sono molto numerose e ci saranno inevitabili difficoltà a sistemare i bambini secondo rispettando i distanziamenti previsti.

«Per noi – dice Fini – l’unica alternativa è l’asilo privato delle suore che è a Ponte a Serraglio, con aggravio consistente di spesa. I nostri disagi sono gli stessi di altri genitori che ci hanno preceduto e che verranno dopo di noi. Non vogliamo creare contrasti fra le frazioni del Comune, le sezioni sono tutte importanti e il desiderio è che restino aperte, ma è chiaro a tutti che il plesso di Fornoli è una risorsa notevole per le famiglie che lavorano nel fondovalle».

Nella speranza che la richiesta produca effetti, nella lettera si ricorda come la scelta di vivere nei piccoli paesi sia «costellata di sacrifici, soprattutto sugli aspetti fondamentali della vita: lavoro, salute e istruzione. Lo spopolamento è in atto da parecchio tempo, le attività lavorative sono ridotte in maniera preoccupante, lo stato di abbandono del territorio favorisce condizioni ambientali fragili e pericolose, gli enti lamentano la mancanza di fondi e mezzi per garantire servizi. È un circolo vizioso». —

Emanuela Ambrogi

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