Il dolore
Mario Puglia rinviato a giudizio per truffa
Secondo la procura l’ex sindaco di Vagli ha percepito indebitamente e per oltre 30 anni una pensione di invalidità
LUCCA. Mario Puglia di nuovo al centro delle cronache giudiziarie. Ieri pomeriggio il giudice dell’udienza preliminare Antonio Aracri ha rinviato a giudizio l’ex sindaco di Vagli. Il processo di fronte al giudice monocratico Giuseppe Pezzuti si aprirà il prossimo 25 novembre e Puglia, ieri rappresentato in aula dai professori Enrico Marzaduri e Laura Buffoni, dovrà rispondere dell’accusa di truffa ai danni di un ente pubblico (art. 640 del codice penale).
È bene chiarire che quello di cui si è discusso ieri in udienza camerale è un procedimento diverso da quello del famigerato “Sistema Vagli”, che oltre al sempiterno Puglia vede indagate altre 27 persone, tra cui imprenditori e membri dell’attuale e della precedente amministrazione comunale. La vicenda per cui l’ex “gladiatore” finirà alla sbarra ruota attorno a una pensione d’invalidità percepita da oltre trenta anni, precisamente da quando l’allora 40enne Puglia, dipendente dell’Enel, rimase vittima di un infortunio sul lavoro. A seguito di quell’incidente Puglia percepisce mensilmente e da oltre tre decenni un’indennità di circa 300 euro.
La procura, però, ritiene che quelle somme siano state percepite indebitamente. L’indagine, che secondo gli inquirenti lo dimostra, parte nel 2017, pare a seguito di alcune segnalazioni anonime. I successivi riscontri ottenuti dalle Fiamme Gialle, inducono il sostituto procuratore Antonio Mariotti a chiedere il rinvio a giudizio. Nelle precedenti udienze preliminari, il giudice aveva acquisito la consulenza medico legale consegnata dal perito da lei nominato e contestualmente quella grafica dallo specialista nominato per la comparazione di scritture con macchine da scrivere e per l’esame degli inchiostri, delle cancellature sui documenti e i certificati forniti a Inps e Inail. Lo scopo era capire se vi fosse stata o meno una manomissione con altra macchina da scrivere in modo da far figurare una malattia invalidante che in realtà non c’era.
Ieri il gup ha deciso che sarà un processo a stabilire la verità in questa vicenda. Puglia, che non è nuovo alle aule di tribunale e si vanta di aver raggiunto il record di 60 assoluzioni, non si è scomposto e con la sua prosa colorita debordante ha commentato su Facebook: «Finalmente vado davanti a un giudice monocratico per un presunto reato di truffa depenalizzato e prescritto, commesso secondo una lettera anonima firmata dal “gufo” e la “civetta”, inviata nel 2011 alle autorità. E nonostante che fosse anonima, hanno fatto nove anni di indagini per reato di truffa su alterazioni di documenti inviati agli istituti, anche se dimostrato che, in tutte le perizie forensi e calligrafiche, il sottoscritto non è stato riconosciuto autore delle medesime. Mi sento sollevato e orgoglioso che un giudice come sempre concretizzi la mia onestà e il mio operato. Per togliermi da questo posto ci vogliono le cabine elettorali e non gli esposti. Ringrazio il professore Enrico Marzaduri e la professoressa Laura Buffoni per la professionale difesa che sempre hanno puntualmente dimostrato». —
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