Sicurezza
Crac Dentix, continua la corsa degli utenti a chiedere aiuto
Allo sportello lucchese di Federconsumatori raddoppiano i casi da seguire Coppolella: «Non abbiamo alcuna conferma sulla volontà di riaprire i centri»
LUCCA. In due settimane sono quasi raddoppiati i pazienti di Dentix rimasti beffati dalla chiusura per rischio fallimento degli ambulatori della società di cure odontoiatriche che si sono rivolti a Federconsumatori Lucca. Da settanta sono passati a 129 quelli che hanno chiesto di essere aiutati: tutte persone che stavano seguendo un programma di cure nelle cliniche Dentix di Lucca e di Viareggio e che avevano sottoscritto prestiti con le finanziarie collegate per pagarle. Ma le cure si sono interrotte e le rate continuano a correre.
«Abbiamo un’agenda già fissata di appuntamenti fino al 30 luglio - spiega Fabio Coppolella, responsabile dello sportello di Federconsumatori Lucca -. Le persone che si sono rivolte a noi provengono per la maggioranza da Lucca, Viareggio e Altopascio. Tutte titolari di un finanziamento con importi medi sui duemila euro, con punte massime di diciannovemila e minime di settecento». E fra i pazienti, i casi sono dei più differenti, compreso chi, spiega Coppolella, «ha lasciato la protesi nell’ambulatorio e che oggi si ritrova privo di denti». Casi raccapriccianti, e molto dolorosi per la maggior parte. Oltre alla beffa dal punto di vista economico.
E anche adesso che Dentix Italia ha reso pubblica la richiesta di concordato e la volontà di riaprire gli ambulatori, agli sportelli delle associazioni dei consumatori al momento non risulta che siano arrivate comunicazioni ufficiali in merito.
«Prendiamo atto della disponibilità mostrata da Dentix Italia - afferma Coppolella -, ma attendiamo una comunicazione scritta con le date di riapertura dei singoli centri, comunicazioni precise dirette agli utenti per riprendere le cure. Da parte nostra, consigliamo agli utenti di tutelarsi presentando una diffida nei confronti di Dentix Italia, solo questa procedura consente poi di interrompere il pagamento delle rate del prestito alla finanziaria». In base alla normativa vigente infatti, trascorsi quindici giorni dall’invio della diffida, è possibile chiedere la sospensione delle rate.
«Ci sono anche casi di persone che hanno fatto solo una parte dei lavori ma che ne hanno già pagati molti di più - aggiunge Coppolella -. In questi casi è necessario avviare anche una richiesta di rimborso alla finanziaria. Serve una perizia che attesti il valore del lavoro già svolto: questo comporta tempi più lunghi per la risoluzione del caso».
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