Sicurezza
Ispettore della Polstrada alla sbarra, rinviata l’udienza preliminare
LUCCA
Il reato più grave sarebbe quello di riciclaggio, per cui, tutti gli altri, pur escludendo il vincolo della continuazione, dovrebbero seguire quello in fatto di competenza territoriale. E di conseguenza l’eventuale processo dovrebbe essere celebrato di fronte al tribunale di Lucca. Questa la tesi sostenuta ieri pomeriggio davanti al gup di Pistoia dall’avvocato difensore dell’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 50 anni, ex segretario nazionale della Uil polizia, finito in carcere e adesso agli arresti domiciliari con le accuse, appunto, di riciclaggio, e, tra le altre, di corruzione, truffa, traffico di influenze illecite e circonvenzione di incapace.
L’udienza preliminare davanti al giudice Patrizia Martucci si è conclusa perciò con un rinvio, per consentire ai pm Giuseppe Grieco e Leonardo De Gaudio di esaminare la corposa documentazione prodotta a sostegno di tale tesi dal difensore del poliziotto e da quelli degli altri quattro imputati per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver commesso in concorso con lui alcuni di tali reati: Domenico Lombardi, 51 anni, di Massa e Cozzile; Tiziano Pandolfo, 39, di Barga; Luigi Amico, 58 anni, residente a Pistoia ma domiciliato ad Altopascio; e Cristian Balestra, 34, di Altopascio.
Pantaleoni, residente a Lucca, era aggregato alla sezione della Polizia stradale di Montecatini (ma in forza al Comando di Lucca, dopo aver diretto la sezione di Viareggio), era finito nel mirino degli investigatori della polizia dopo una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui suoi conti correnti.
Tutti i reati che gli vengono contestati sarebbero secondo la procura riconducibili alla sua continua necessità di denaro dovuta al vizio del gioco d’azzardo: truffa ai danni dello Stato (per essersi assentato dal servizio fingendosi malato), riciclaggio, autoriciclaggio, falsità ideologica, traffico di influenze illecite, abbandono del posto di servizio, corruzione e ricettazione. È anche accusato di aver tradito i sui colleghi poliziotti, comunicando a dei suoi conoscenti, in cambio di favori, le targhe, i modelli e il colore delle auto civetta della questura di Pistoia.
Per quanto riguarda la posizione di Tiziano Pandolfo, l’imprenditore in una nota tende a chiarire la sua posizione: «Intendo precisare che dimostrerò la mia totale estraneità ai fatti contestati - si legge in una nota a sua firma - nelle sedi opportune. Sono certo che già nel procedimento penale o, in ogni caso, nel processo, emergeranno i fatti nella loro verità storica e la liceità del rapporto intercorso con l’indagato principale del processo a cui il sottoscritto, in forza di un rapporto di buona conoscenza e di lunga data, si era limitato a chiedere un interessamento per controllare lo stato del proprio procedimento amministrativo inerente i porti delle armi personali e sportive. E ciò tanto è vero che il sottoscritto è ricorso agli ordinari rimedi di tutela amministrativa. Nell’esprimere la mia immutata fiducia nella magistratura requirente e giudicante in ogni caso, visto il clamore suscitato dalla vicenda, evidenzio di non aver mai promesso nè concesso denaro o alcunché come asserita contropartita del suo interessamento alla pratica come gli viene contestato dalla procura. Ribadisco che il poliziotto indagato si è limitato a rispondere ad una persona amica che gli chiedeva una cortesia. L’unica colpa, se di colpa si può parlare, è stata quella di rispondere alla telefonata di un conoscente». —
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