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Pedofilia: per l’ex parroco un consistente sconto di pena

Pedofilia: per l’ex parroco un consistente sconto di pena

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Bagni di Lucca

L’ex sacerdote Paolo Glaentzer, arrestato nel luglio 2018 con l’accusa di aver abusato di una bambina di 10 anni a Calenzano, ha ottenuto un consistente sconto di pena al termine del processo di secondo che si è celebrato ieri davanti alla seconda sezione della Corte d’appello di Firenze.

Condannato in primo grado da 4 anni e 4 mesi, l’ex parroco di Sommaia, si è visto ridurre la pena a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni, quasi tutti già scontati agli arresti domiciliari nella sua abitazione nel paese di Fabbriche di Casabasciana, a Bagni di Lucca .

L’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Bottiglieri, dunque, potrebbe tornare in libertà nel giro di poche settimane, se non prima. La Corte d’appello ha ritenuto prevalenti le attenuanti generiche sulle aggravanti contestate, a differenza dei giudici di primo grado. Confermato il risarcimento provvisionale di 50mila euro a favore della minore, che era rappresentata dall’avvocato Olivia Nati.

«Come parte civile sono soddisfatta del consistente risarcimento economico – ha commentato l’avvocato Nati – però, pur non potendo interloquire sulla sanzione, sono delusa dalla pena erogata perché non mi sembra parametrata alla gravità dei fatti contestati e alla veste dell’imputato».

Lo scorso febbraio era stato Papa Francesco a ridurre allo stato laicale don Paolo Glaentzer.

Un’altra differenza sostanziale rispetto alla sentenza di primo grado è che la Corte d’appello ha condannato l’imputato a risarcire in sede civile anche i genitori della bambina, fissando una provvisionale di 2.500 euro a testa. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Prato, davanti al quale l’anno scorso don Glaentzer fu giudicato col rito abbreviato, avevano invece escluso i genitori dal risarcimento.

Un paio di mesi dopo l’arresto in flagranza del sacerdote, era intervenuto il Tribunale per i minorenni di Firenze, che aveva tolto ai genitori sia la bambina abusata che altri due fratelli minori, ritenendo che la coppia sia incapace di provvedere alla loro educazione.

I figli erano già stati tolti ai genitori di Calenzano nel 2013 e riaffidati alla coppia nel 2016. Il giudice di Prato, dunque, aveva ritenuto che il padre e la madre della bambina non fossero meritevoli di un risarcimento. Di parere contrario si sono dimostrati i giudici di secondo grado. —

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