Incarichi in curia e super parroci: la “rivoluzione” di Giulietti continua
I prossimi passi nella ridefinizione di struttura della diocesi «Il territorio è cambiato e anche la chiesa deve farlo»
Luca Cinotti / lucca
Una “rivoluzione gentile”, ma pur sempre una rivoluzione quella che monsignor Paolo Giulietti ha annunciato nella giornata di domenica con trenta nuove nomine per le parrocchie della diocesi. E una rivoluzione che ancora non è finita. Perché i prossimi passi andranno in due direzioni: da una parte l’individuazione di parroci “moderatori”, per coordinare le 35 comunità parrocchiali del territorio. Dall’altra la revisione - che si annuncia importante - degli incarichi all’interno della curia.
sul territorio
Le nomine di domenica scorsa colpiscono, ma hanno una radice profonda. A spiegarla al Tirreno è proprio monsignor Giulietti: «Il cambiamento è nel territorio stesso. E tutte le organizzazioni cambiano adeguandosi a quella che è la nuova situazione, e non può che essere così anche per la Chiesa». Lo spopolamento di alcune zone e la difficoltà a mantenere aperte e vive alcune realtà parrocchiali non sono fattori da nascondere sotto il tappeto. Per questo Giulietti ha dato un impulso senza precedenti alla riforma già immaginata dal predecessore Italo Castellani, con la creazioni di comunità parrocchiali che riuniscano in maniera organica, sotto la guida di un parroco moderatore, molteplici realtà territoriali. La scorsa estate Giulietti utilizzò una metafora chiarissima, per far capire come le nuove esigenze sarebbero entrate nelle abitudini di tutti i fedeli: «Come abbiamo imparato che per andare dal medico si deve prendere la macchina, dovremo abituarci al fatto che la dovremo utilizzare anche per andare a messa». Quasi dodici mesi dopo, monsignor Giulietti continua deciso su quella linea: «Le nomine fatte vanno assolutamente in questa chiave», spiega. Nomine fatte da una parte, nomine da fare da quell’altra. Perché nella diocesi le comunità parrocchiali sono in tutto 33, oltre alle due “chiese nelle città” di Lucca e Viareggio. E finora, grazie alle nomine di domenica, i moderatori individuati sono sette: don Marcello Franceschi (Lunata, Capannori, Tassignano, Paganico), don Nando Ottaviani (Compitese), monsignor Agostino Banducci (Marlia, San Pancrazio, Matraia, Ciciana), don Giovanni Michelotti (San Pietro a Vico e San Cassiano a Vico), monsignor Alberto Brugioni (Monte San Quirico, Sant’Alessio, Arsina, Cappella, Mutigliano, Pieve Santo Stefano, San Concordio di Moriano, San Martino in Vignale), monsignor Giuseppe Andreozzi (Coreglia, Calavorno, Ghivizzano, Gromignana, Lucignana, Piano di Coreglia, Vitiana, Tereglio) e don Silvio Righi (Camaiore, Casoli, Frati, Greppolungo, Lombrici, Marignana, Metato, Montebello, Montemagno, Nocchi, Pedona, Pieve, Pontemazzori, Torcigliano, Vado). I restanti 28, spiega monsignor Giulietti, «saranno individuati nelle prossime settimane dai presbiteri locali e io confermerò la nomina». I confini delle 35 comunità non sono scritti nella pietra: il decreto che le istituisce, infatti, prevede la possibilità di modificarli. Le proposte in tal senso dovranno essere esaminate con l’arcivescovo nella successiva visita pastorale: «La volontà - spiega ancora Giulietti - è di farla il prima possibile, ma ovviamente dobbiamo tenere conto delle limitazioni per la pandemia».
i “ministeri”
L’altro importante capitolo riguarda l’architettura del luogo di comando della diocesi, dove lavorano i più stretti collaboratori del vescovo, sarà il prossimo passo Dopo la conferma, a maggio, di monsignor Michelangelo Giannotti come vicario generale e l’individuazione dei tre vicari episcopali (don Piero Ciardella per la Piana, don Angelo Pioli per la Valle e don Leonardo Della Nina per la Versilia), l’arcivescovo Giulietti andrà dunque a definire quella che con similitudine politica può essere intesa come la sua “squadra di governo”. «Ci stiamo lavorando - conferma l’arcivescovo - e termineremo entro settembre. In quel mese, infatti, scadrà la proroga degli incarichi che era stata definita all’atto del mio ingresso nella diocesi». Anche in questo caso ci si attendo cambiamenti importanti, anche se alcuni posti potrebbero rimanere appannaggio di chi li occupa attualmente. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
