Toscana
Muore Enzo Frati: dalla Garfagnana alla pizza più buona di tutta la Versilia
Da ragazzino aveva iniziato a lavorare da Rizieri a Viareggio Con lui c’erano anche Romano Franceschini e Lorenzo Viani
fabbriche di vergemoli
Una storia davvero d’altri tempi, quella di Enzo Frati, una vita dietro al bancone della pizzeria “Rizieri” di Viareggio oggi gestita dai figli, scomparso all’età di 68 anni per una malattia che ha avuto il sopravvento su quell’ex ragazzino arrivato dalla Garfagnana (Campolesimi) a soli 13 anni per la stagione sulla costa della Versilia. «Mio nonno era garzone da Rizieri», racconta Alessio, uno dei due figli di Enzo: «Chiamò mio padre a lavorare a Viareggio, il primo anno, dall’allora “Fappanino”. Di quei tempi ricordava sempre che lavava mille tazzine al giorno». Appena si liberò un posto alla pizzeria, Enzo iniziò a lavorare a fianco del padre.
Qui conobbe un giovanissimo Romano Franceschini, addetto a preparare la celebre cecina, una delle specialità della pizzeria a lato del Municipio. «C’erano anche Lorenzo Viani», ricorda Alessio, «e mio zio Dino. Dormivano tutti sopra la pizzeria».
Era la Versilia della metà degli anni Sessanta, nell’Italia del boom economico, quando tutto sembrava possibile. Soprattutto a quei ragazzi già uomini che arrivavano dalla montagna o dalla campagna lucchese: Romano è figlio di mezzadri di Montecarlo, mentre la famiglia di Enzo era dedita alla pastorizia e produzione dei formaggi.
«A febbraio nostro padre avrebbe raggiunto 54 anni di contributi», ricorda Alessio: «Ha lavorato fino a dicembre, anche se era in pensione e già si era ammalato. Ma per 5 anni è sembrato potesse farcela. Invece, poi, la malattia si è ripresentata più aggressiva che mai». Ma Enzo ha lottato fino in fondo per farcela: «Diceva che doveva farcela per veder crescere le sue nipotine. È stato un leone fino in fondo».
Una vita di lavoro, quella di Enzo Frati: di un lavoro amatissimo, che lo poneva in contatto giorno dopo giorno con una clientela fedelissima. Perché la pizzeria Rizieri è uno dei simboli di Viareggio, un ricordo ed una realtà, sapori ed odori che sanno di infanzia e si tramandano di generazione in generazione. Oggi anche insiema al ricordo del sorriso di Enzo: mai una parola fuori posto, ma bastava una sua occhiata ed a nessuno veniva voglia di sbuffare per l’attesa. L’ultimo saluto ad Enzo - che lascia la moglie Sonia Benedetti, i figli Alessio e Luca, nel nipotine amatissime, sarà domani alle 15 nella chiesina di Bicchio. —
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