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Bagarini online per i concerti del Summer: maxisanzioni

Bagarini online per i concerti del Summer: maxisanzioni

Multe per oltre cinque milioni e mezzo a tre società che sui siti facevano rivendere biglietti a prezzi maggiorati

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Lo scorso anno sono stati i grandi eventi musicali dell’estate, di qua e di là dal monte di Quiesa: i concerti sul Campo Balilla per il Summer Festival di Ennio Morricone (28 giugno) e di Elton John (7 luglio) e i due eventi di Jovanotti sulla spiaggia del Muraglione a Viareggio, il 30 luglio e il 31 agosto. Proprio questi concerti sono finiti tra quelli “coinvolti” nel giro del secondary ticketing, modo elegante e anglofono per definire il bagarinaggio online. Una pratica che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha giudicato violare i divieti della Legge di bilancio del 2017: per questo le tre società implicate nella vicenda sono state condannate a sanzioni che, complessivamente, vanno oltre i cinque milioni e mezzo.

A inviare segnalazioni su quanto successo all’Authority sono stati organizzatori di concerti, associazioni e piattaforme di vendita biglietti: fra questi la Di.&Gi. di Mimmo D’Alessandro alla quale si aggiungono TicketOne, Vertigo, Vivo Concerti, Friends& Partners, Associazione italiana organizzatori e produttori spettacoli di musica dal vivo, Trident Music.

Sul banco degli imputati tre società. Si tratta di Viagogo, Stubhub (poi acquisita proprio da Viagogo) e Mywayticket.

La lista degli eventi contestata è lunghissima e si snoda fra il marzo e il settembre dello scorso anno. Importanti i nomi: oltre a quelli già ricordati, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Jack Savoretti, Def Leppard, Elisa, Laura Pausini e Biagio Antonacci, TheGiornalisti e Maurizio Battista.

Il meccanismo, in tutte le contestazioni, è identico. I siti che fanno capo alle tre società sono luoghi dove si possono comprare biglietti che altri utenti mettono a disposizione.

La difesa delle società è stata di considerarsi delle semplici bacheche virtuali grazie alle quali far incontrare domanda e offerta.

Ma le indagini dell’Authority e della polizia postale hanno appurato un’altra situazione. Le società - spiega l’Agcm - «attraverso le proprie piattaforme online, non si limitavano a connettere i potenziali venditori e acquirenti al solo fine di facilitare le transazioni economiche, al pari di una semplice e neutrale bacheca virtuale per la messa in vendita di singoli biglietti, ma avevano come obiettivo la promozione di eventi, con la finalità di massimizzare il numero e il prezzo dei biglietti venduti, ponendosi così anche in concorrenza con i venditori nel mercato primario e con gli organizzatori di eventi».

Le aziende facevano transitare i soldi scambiati per le transazioni sui propri conti e si trattenevano una cospicua commissione. Inoltre, non era scritto in alcuna parte del sito che i biglietti non potevano essere messi in vendita a prezzi più alti di quello nominale, come previsto dalla legge.

Stabilita la responsabilità delle tre società, l’Agcm ha computato anche le sanzioni pecuniarie, che sono basate sull’andamento economico delle aziende. Per quanto riguarda Viagogo, si fa presente che non è stata fornita alcuna informazione sulla propria situazione di bilancio ma che nel 2019 ha annunciato l’acquisizione di Stubhub per 4,05 miliardi di dollari, arrivando a un giro di affari mondiale consolidato di 15 miliardi. Per questo la mano dell’Autorità è stata piuttosto pesante: 100.000 euro di sanzione per ognuna delle 37 date contestate, per un totale di 3.700.000 euro.

Per quanto riguarda la situazione di Stubhub, invece, l’Agcm nella sua delibera fa notare come non abbia fornito dati sul fatturato generato dal sito italiano, mentre a livello globale nel 2018 si parla di trasazioni per 4 miliardi e 751 milioni, con commissioni che arrivano a oltre 1 miliardo. Per questo l’Authority ha scelto di comminare una sanzione di 50.000 euro per ciascuno dei 35 concerti presi in esame, arrivando dunque a un totale di 1.750.000 euro.

Infine, Mywayticket. In questo caso la delibera fa notare come nel 2018 la società abbia registrato una passività. Per questo si è scelto di stabilire una sanzione pari al minimo edittale di 5.000 euro per condotta: visto che si tratta di 26 casi, la sanzione arriva a 130.000 euro. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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