Il dolore
Strade allagate e paura per il muraglione
Oltre 200 millimetri di pioggia in poche ore hanno provocato problemi alla viabilità, ma i timori maggiori erano per il Duomo
Nicola Bellanova / BARGA
Un bollettino di guerra, come spesso accade, sul territorio di Barga. Un territorio investito da ben 204 millimetri di acqua in appena sei ore, e che ha sofferto il ritmo impresso dalla natura. Come sempre, la viabilità montana e quella intermedia sono state colpite pesantemente, ma per fortuna, nella giornata di ieri, tra la tarda mattinata e il pomeriggio, è stata ripristinata la normalità. O, quantomeno, la sicurezza. A ieri sera, infatti, restava isolata solo la località San Bernardino, tra Mologno e Nebbianella, a causa dei detriti e gli alberi caduti sul manto stradale, messo a dura prova dalle piogge. Fino al pomeriggio, si è lavorato per riaprire la via in località Fornioni, sulla montagna barghigiana e punto strategico. Le squadre di soccorritori, assieme al sindaco Caterina Campani e all’assessore alla sicurezza Pietro Onesti, hanno portato a termine le operazioni di messa in sicurezza dell’area. La priorità, risolta in tarda mattinata, era la riapertura della strada da Barga a Tiglio, conclusa in maniera tale da consentire ai residenti della frazione di ritrovare la quotidianità. Da mezzogiorno si è tornati a circolare sulla strada che collega Mologno al Piangrande, snodo nevralgico per il transito di bus e mezzi di soccorso diretti nel capoluogo.
«Professionalità e tempismo – dice Pietro Onesti – hanno permesso di poter garantire ai cittadini un minimo di normalità. Purtroppo, i danni di queste piogge si vedono sempre nei giorni successivi. Per adesso ci si è fatta, considerata l’emergenza. Di certo, è un altro duro colpo per il sistema idrogeologico barghigiano, già altre volte messo a dura prova».
Uno degli effetti più preoccupanti del nubifragio di giovedì notte lo sì è vissuto però proprio nel centro storico di Barga, in via della Speranza, dove numerose pietre si sono staccate dal muraglione dell’Arringo, come documentato dalle foto scattate dal proposto del paese Stefano Serafini. E oltre al muro esterno il duomo ha subito altre conseguenze dal nubifragio: «Si sono verificate infiltrazioni sul lato sinistro della chiesa, nella parte della cappella dedicata alla Madonna del Mulino – spiega il proposto – quando piove bene spesso si verificano delle infiltrazioni dalle gronde. Ed è successo anche stavolta, con le travi bagnate. Fortunatamente nessuna opera d’arte è stara colpita, ma l’acqua alle travi in legno non fa bene». Pioggia che invece dal tetto si è riversata sulle panche di San Pietro in Campo.
Ma la conta dei danni inevitabilmente investe pure soprattutto tanti privati cittadini che, anche nel fondovalle, hanno vissuto momenti di paura. Tiziana Barsanti, residente nel centro di Fornaci non dimenticherà tanto facilmente la serata di giovedì: «Ero a casa dei miei genitori, non autosufficienti, quando il nubifragio bomba d’acqua ha messo tutti al buio, allagando completamente la cantina. Ho chiamato i soccorsi col numero di emergenza, ma naturalmente tutte le squadre erano impegnate. Mio marito è rimasto nella nostra casa con mia figlia, cercando di salvare i mobili e togliere l’acqua. Io ero con l’assistente domiciliare per mettere in sicurezza i miei genitori ed evitare il peggio. Alla fine, due lavatrici e un’asciugatrice sono andate praticamente distrutte. Le infiltrazioni sono continuate fino a notte fonda. Se avesse piovuto anche solo un’ora in più, a ora parlerei di tragedia». —
Ha collaborato
Francesco cosimini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google