Sicurezza
Morì travolto da un'auto 10 anni fa, la mamma gli scrive una lettera per il compleanno
Il 10 giugno, Andrea Peruzzi, di Bagni di Lucca, avrebbe compiuto 30 anni. Fu investito a Pisa nel 2010. La madre: «Sei diventato grande, amore...»
BAGNI DI LUCCA. Avrebbe compiuto 30 anni il 10 giugno Andrea Peruzzi, il giovane di Bagni di Lucca investito e ucciso da un’auto pirata (poi il conducente si costituì e patteggiò al processo) mentre il 30 agosto 2010 camminava sul marciapiede a Pisa, dove frequentava l’Università.
Una tragedia che scosse tutta la Valle gettando nella disperazione non solo i genitori ma anche il gran numero di amici affezionatissimi a quel ragazzo solare, allegro, intelligente e generoso.
Sono passati dieci anni, un calvario per la madre Patrizia Biagioni che però, in tempi così duri per tutti a causa del Covid19 e delle sue conseguenze, ha scritto una lettera di auguri per il figlio che vuole essere un messaggio positivo, al termine di un percorso di dieci anni che lei definisce importante perché «la vita anche dopo una tragedia come questa può continuare e si può scegliere di vivere in maniera dignitosa».
Vent'anni, la gioia di vivere in persona, l'allegria, il turbine, l'entusiasmo, la bontà. Andrea era tutto questo. Scuro di capelli, i suoi grandi occhi neri trasmetteva al primo impatto la sua vivacità. Ma tutto si spense in un attimo quando lui e il suo amico Stefano furono buttati in terra dall’auto che poi fuggì. Stefano ce la fece a rialzarsi, per Andrea invece non ci fu niente da fare. Un dramma, uno choc per gli amici, per i ragazzi che con lui condividevano tutto, studio e divertimenti. E che a vent'anni si trovarono a fare i conti con la crudeltà della vita.
Oggi la madre scrive nella sua lettera di auguri: «Se qualcuno mi domandasse come sono stati questi dieci compleanni senza te, sicuramente risponderei: un viaggio. Ho intrapreso questo percorso nell’unica maniera che conoscevo, tenendo duro e andando dritto per la mia strada. Ho salvato il cervello con lo studio e il lavoro. Ricordi piccolissimo Andrea, quando io studiavo gli esami universitari e tu scrivevi sui miei libri? Ecco, ho immortalato quei brevissimi istanti e ne ho costruito la scenografia della mia sopravvivenza. Ho ampliato le mie conoscenze su tutto quello che mi incuriosiva al momento e così sono passati i primi anni salvando la memoria, la mia unica grande paura: perderla. E così l’ho allenata. Poi ho curato il cuore. Ti ricordi Andrea quando fantasticavamo su dove saremmo voluti andare? Su quali posti avremmo voluto visitare? Ecco ho fatto un itinerario dei nostri viaggi, per vedere se trovavo qualcosa di te, e ho trovato molto di più di quello che cercavo - scrive ancora Patrizia Biagioni - ho fatto un periplo dei nostri sogni vagabondi e sono approdata a piedi a Santiago dove ci siamo congedati. In effetti eri diventato grande Andrea». Biagioni dedica un passaggio della lunga lettera alla sua “cura dell’anima”.
«Ho sviscerato tutti i miei demoni, li ho guardati in faccia, li ho visti tutti di nuovo e non ci ho fatto pace, ma li ho imprigionati là dove devono stare - scrive - ora sarà compito dell’universo prendersene cura. Ho visto cose che mi piacevano molto e cose che detestavo. Ma con un’unica grande certezza: sono una mamma speciale. Ora ho deciso di riposarmi, in fondo grande Andrea, ti ho portato fino a 30 anni e il volo l’hai già spiccato da un pezzo. Lo so che sono auguri un pochino insoliti, ma del resto da due numeri uno cosa ti volevi aspettare. Buon trentesimo compleanno, amore».
Patrizia, dal giorno della tragedia ha condotto una battaglia nell’associazione “Familiari delle vittime della strada” perché il Parlamento arrivasse a varare una legge giusta per gli omicidi stradali”.
Patrizia non ha dubbi che nel caso di suo figlio si sia trattato di omicidio e non sapeva darsi pace per il fatto che il responsabile, un irregolare alla guida di un’auto non assicurata, fosse rimasto in libertà.
Il conducente (di nazionalità brasiliana) fuggì e fu scoperto solo la sera; era in possesso di una patente brasiliana non convalidata e non si era fermato, non aveva soccorso i due ragazzi. In più non aveva l’assicurazione. Gli accertamenti rilevarono che il mezzo (non di proprietà dell’investitore) era in teoria anche sottoposto a fermo amministrativo. Trovato dai vigili urbani, il giovane investitore, - che aveva 18 anni - fu arrestato. In carcere però rimase solo per 20 giorni: la scarcerazione fu disposta dal tribunale del riesame di Firenze, che accolse le richieste della difesa. Al processo patteggiò due anni di pena. —
EMANUELA AMBROGI
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