La manifestazione
Un francobollo dedicato a Ungaretti
È stato emesso ieri dal Ministero dello Sviluppo economico per il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa
lucca
Un francobollo dedicato a Giuseppe Ungaretti, nel 50° anniversario della sua scomparsa. L’ha emesso ieri il Ministero dello Sviluppo Economico con una tiratura di quattrocentomila esemplari. Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente. Il bozzetto è a cura di Isabella Castellana. Il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili negli Uffici Postali con sportello filatelico, negli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.
Nato l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi emigrati, il poeta mantenne un legame indissolubile con la sua terra d’origine e poi con l’Europa, in particolare la Francia e l’Italia, quindi con l’America del sud, percorrendo un’avventura esistenziale segnata da una voce universale che ha contribuito ad accompagnare il tortuoso cammino del XX secolo. Non a caso si è parlato di «poeta di tre continenti» ed insieme di «nomade senza patria», a richiamare la salda connessione tra il suo percorso umano e il senso profondo dei suoi versi, come il titolo della raccolta complessiva dell’opera ungarettiana “Vita d’un uomo” inequivocabilmente sottolinea. Ungaretti partecipò intensamente alla vita letteraria e artistica del tempo, affermandosi quale maestro delle nuove generazioni poetiche. Queste, infatti, non tardarono a individuare in libri come, per esempio, L’Allegria, Sentimento del Tempo, Taccuino del Vecchio il significato e il valore dell’intenso lirismo della poesia ungarettiana e la novità assoluta del suo linguaggio nudo ed essenziale. Una dimensione che fu pienamente riconosciuta anche al momento della scomparsa del poeta, avvenuta a Milano la notte tra il 1° e il 2 giugno 1970, come lasciano trapelare senza incertezza le meditate parole di Vittorio Sereni: «Muore per la seconda volta mio padre. Dire questo gli è dovuto. Mi sono sentito suo figlio e come un figlio ho vissuto e sofferto le sue illuminazioni e le sue furie, le sue divinazioni e i suoi errori: un po’ come per l’Italia, perché Ungaretti era, e come, anche l’Italia. Portava attorno a sé, nella sua sola presenza, un dono sempre più raro: la memoria, oscura e lacerata fin che si vuole, di una gioia d’origine». —
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