Gioco
Addio a Gnago: una matita fra arte, fumetto e impegno
Antonio Tregnaghi è morto a soli 64 anni. Dagli esordi con Renato Genovese alla collaborazione coi Comics: suo il manifesto del 2000, primo anno dei Games
LUCCA. La fantasia al potere. Nel senso più cristallino dell’espressione, con il tratto del disegno e la forza del colore che scompongono la realtà e la rendono più desiderabile di quello che è e più vicina a quello che vorremmo che fosse. Questa era la voce che nel panorama dell’illustrazione italiana arrivava da Antonio Tregnaghi, da tutti conosciuto come “Gnago”. E questa voce si è spenta ieri mattina, a soli 64 anni, dopo una malattia che negli ultimi tempi lo aveva fatto soffrire molto. Un lutto che getta nello sconforto tutti quelli che, a Lucca e non solo, con Gnago avevano collaborato.
Perché Antonio era pronto a mettere a disposizione il suo enorme talento per le cause che decideva di sposare. Il suo cuore ha sempre battuto a sinistra. Lo ricorda, con grande vividezza, l’ex assessore regionale Eugenio Baronti, sul proprio profilo Facebook: «L'ho conosciuto che era un ragazzino. Suo lo storico striscione di Democrazia Proletaria di Lucca “Libera la città dalle auto un referendum per decidere” e lo tenemmo insieme per bloccare simbolicamente porta San Pietro in una manifestazione coraggiosa e provocatoria quando ancora le macchine imperversavano liberamente nel centro storico e sulle mura urbane (siamo a metà anni Ottanta, ndr). Sue tante vignette, disegni, simboli, lui c'era sempre bastava chiamarlo ed era sempre disponibile, non si tirava mai indietro. Sue le splendide magliette disegnate alla festa del Podere Operaio a Montecarlo, dove in pochi minuti era capace di fare vivere, con il suo inconfondibile tratto e il suo grande talento, il basco nero con la stella rossa di un bellissimo “Che” con il sigaro fumante, e lo faceva per noi, per sottoscrizione».
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L’attività da illustratore di Gnago è stata a tutto tondo, a partire dagli anni Ottanta. Anzi, ancor prima. A ricordarlo è Renato Genovese, ex direttore di Lucca Comics: «L’ho conosciuto nel 1979, quando aveva pubblicato delle storie sullo Zibaldino. E fu con lui, insieme a Mauro Lovi e Graziano Frediani, che decisi di creare la cooperativa Exit. Il nome fu scelto da Antonio, che notò come fosse scritto dappertutto e quindi quanto pubblicità ci avrebbe fatto». Genovese ricorda Gnago come un «ragazzo molto aperto verso il mondo, sereno, tranquillo. Una persona buona, che dava tutto per le cose in cui credeva. Dal punto di vista stilistico i suoi personaggi erano ispirati ad autori come Moebius e Pazienza».
Lasciamo un attimo Genovese, che ritroveremo tra poco. Negli anni Ottanta Gnago lavora come illustratore pubblicitario, realizzando lavori per clienti e per agenzie specializzate. Collabora anche anche con noi della cronaca di Lucca del Tirreno e qualche anno dopo, nel 1995, partecipa alla realizzazione del volume collettivo “Buon compleanno cinema”, dove le sue tavole sono insieme a quelle di Altan, Crepax e Mordillo. Nel 1998 una svolta, con l’avvio della collaborazione con le più importanti case editrici per le scuole.
Ma siamo a Lucca e non può mancare dunque il rapporto con Lucca Comics. A metà anni Novanta cura il restyling di Ciuffettino, la mascotte del Salone. Ma il suo nome è legato anche alla grande rivoluzione del nuovo millennio, con la nascita di Lucca Comics & Games, voluta proprio da Genovese: «Mi rivolsi a lui - spiega l’ex direttore della manifestazione - perché curasse la grafica del primo manifesto: la matita che altro non era che la Torre Guinigi». Negli anni successivi continuò a collaborare con la fiera, in particolare con Lucca Junior e con l’ultima creazione, Collezionando, per la quale ha disegnato (insieme a Francesco Natali), il manifesto dell’edizione 2019. E proprio Lucca Crea lo ricorda: «Lo staff di Lucca Crea e tutti i collaboratori di Lucca Comics & Games si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Antonio Tregnaghi e si stringono attorno ai suoi familiari. È stato un collaboratore assiduo, sempre con umanità e umorismo inconfondibili. Il Festival e tutto il suo universo, organizzatori, espositori, autori e visitatori, gli devono molto».
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A ricordarlo è anche la figlia Susanna (Tregnaghi lascia anche la moglie e un figlio): «Mio padre era un uomo genuino. Ovunque andasse trovava qualcuno che conosceva, perché era impossibile non volergli bene. Era un uomo generoso, tanto che mamma mi racconta che ad un certo punto ha dovuto intimargli di fare meno beneficenza».
I funerali saranno celebrati domani alle 15.30 nella chiesa di Santa Maria a Colle. Alla famiglia le condoglianze della redazione del Tirreno.—
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