Italia
L’ex segretario della Lega si toglie i sassolini dalle scarpe
Simonini (oggi a “Cambiamo”) aveva guidato il partito di Salvini in Valle, e fu estromesso dopo una contrapposizione tra vecchi e nuovi militanti
lucca
Un’inchiesta che ha anche un risvolto politico, interno alla Lega. A sollevarlo è l’ex segretario del partito di Salvini in Mediavalle e Garfagnana Simone Simonini (attuale referente provinciale di “Cambiamo”), che interviene su quanto sta accadendo per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Nel mirino non c’è tanto il vicesindaco di Vagli («Sono un garantista, e mi auguro che tutto si risolva nel migliore dei modi per lui»), ma il suo ex partito che, dopo una lunga militanza attiva, con anche ruoli di rilievo, lo ha, in sostanza, “fatto fuori”, in una sorta di contrapposizione tra militanti storici della Lega (come Simonini appunto, o come Giuseppe Coltelli, prima responsabile della Lega a Vagli e poi contrapposto allo stesso Puglia alla corsa a sindaco), e nuovi aderenti, tra cui lo stesso Mario Puglia, che, alla fine si sono imposti nella Lega lucchese.
Simonini ripercorre tutte le vicissitudini del suo ex partito, ricorda le riunioni, fino alla rivolta scoppiata nei suoi confronti a fine 2018 («Da parte di molti nuovi iscritti, molti mai visti prima, questo nonostante il regolamento interno al partito prevedesse certo un tempo di militanza prima di poter esercitare diritto di voto»).
Una guerra che si è trascinata per diversi mesi, sotterranea, nei confronti dell’allora segretario, diventata palese in occasione delle ultime amministrative: «Sin dal 2018 mi era stato chiesto di fare il candidato sindaco a Barga alle elezioni del 2019 – riprende Simonini – con l’imprimatur dello stesso Salvini. Però solo 18 giorni prima della scadenza per la presentazione delle liste mi fu riconosciuta la candidatura a sindaco di Barga, con tempi talmente stretti da rendere impossibile fare una seria campagna elettorale. E anche dopo la mia candidatura non ho praticamente ricevuto nessun sostegno dal mio partito. All’epoca mi appoggiò solo Forza Italia, mentre della Lega l’unico che si presentò a sostenermi fu l’allora sottosegretario Picchi. Al contrario, a Vagli, è stato tutto un via vai di esponenti di primissimo piano della Lega, compresi senatori e un candidato alle europee, a sostegno di Lodovici. Non solo, ma lo stesso Puglia a Barga, invece di sostenere il sottoscritto, candidato della Lega, ha fatto campagna a favore della listra di Mastronaldi, ossia di un altro candidato». Poi le elezioni, e Simonini che, in seguito a quella sconfitta, viene praticamente “fatto fuori” dal suo partito.
«Adesso mi chiedo, e chiedo al mio partito – conclude Simonini – che cosa ha spinto a fare una scelta del genere, a tagliarmi fuori, nonostante il grande lavoro svolto e che, fino a quel momento, mi era stato riconosciuto da tutti. Come ho detto spero che quanto accaduto si risolva, ma abbiamo dato un’arma ai nostri avversari, rischiando di far male a tutto il centrodestra». —
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