La protesta
Fatturati, calo del 2,4% nel distretto lucchese
Il nostro territorio ha subito meno di altri gli effetti negativi della pandemia, secondo lo studio sul primo trimestre 2020
lucca
I primi segni della pandemia Covid-19 sulla produzione industriale dell'area Lucca-Pistoia-Prato: arrivano dai dati congiunturali del trimestre gennaio-marzo, raccolti ed elaborati dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord.
Le tappe della diffusione dei contagi sono note: se fino a metà febbraio il problema è stato circoscritto alla Cina, si è poi esteso all'Italia e al mondo, con le limitazioni agli spostamenti che in Italia sono state decretate l'8 marzo e il protocollo contro i rischi da coronavirus sui luoghi di lavoro che sottoscritto il 14 marzo. Dal 23 marzo, poi, la chiusura obbligatoria per la maggior parte delle attività manifatturiere, con le eccezioni di alimentare, farmaceutica, carta, parte della chimica e comparti della meccanica legati ai settori essenziali.
A gennaio e febbraio i principali effetti negativi riferibili all’epidemia sono stati indotti soprattutto dalle perturbazioni delle catene di approvvigionamento (Cina, altri paesi dell’estremo Oriente); poi, da fine febbraio e per la maggior parte di marzo, si sono concretizzati gli effetti negativi, a causa di una domanda sempre più flebile. Il risultato è che nell’area Lucca-Pistoia-Prato la produzione è stata in flessione tendenziale del -6,8% nel primo trimestre, pesante anche se migliore rispetto alla caduta del -11,7% dell’indice Istat italiano grezzo nei primi tre mesi. A Lucca la flessione si è arrestata a -2,4% tendenziale, molto meno che a Pistoia (-12,4%) e Prato (-11,6%).
La moda ha conseguito in generale i risultati peggiori, mentre si sono avuti risultati in crescita in settori interessati in modo marginale dalla chiusura delle attività produttive, come carta-cartotecnica e trasformazione alimentare.
Dai dati Inps sulle ore autorizzate emerge un quadro diversificato: a Lucca aprile 2020 ha visto 4,4 milioni di ore complessive di cassa integrazione; a Pistoia e Prato, che ad aprile 2019 contavano rispettivamente 11.500 e 24.000 ore di cassa integrazione, il numero è salito a 2,8 milioni e a 4,6 milioni. Anche la richiesta di credito sulla base del Decreto Liquidità conferma la situazione critica delle aziende: le domande complessive (al 21 maggio) sono state 2.690 a Lucca, 1.783 a Pistoia e 1.656 a Prato. «Il territorio lucchese si è difeso bene, limitando le perdite di questo primo trimestre - commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Un risultato dovuto soprattutto a proprie caratteristiche strutturali come il peso rilevante di settori come il cartario, l'alimentare e la farmaceutica, meccanica, plastica e chimica. Il quadro tuttavia non è roseo nemmeno per Lucca». —
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