Il Tirreno

Lucca

Lotta al cinipide/1 

«Più dei lanci di antagonisti serve la cura dei castagneti»

Emanuela Ambrogi
«Più dei lanci di antagonisti serve la cura dei castagneti»

Mentre si riaccende il dibattito anche politico sulla diffusione del “torymus” gli esperti dell’Istituto per la ricerca forestale indicano un altro fronte di intervento

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bagni di Lucca

Politici e amministratori si scontrano sulla lotta al cinipide del castagno e sul ricorso all’insetto antagonista torymus, «ma non sanno che nessun antagonista può debellare la diffusione del male che distrugge i castagneti, che si possono salvare tornando ad accurati sistemi di coltivazione»: il monito arriva dall’Istituto per la documentazione sul castagno e la ricerca forestale, di cui è segretario Stefano Fazzi e Massimo Giambastiani il direttore scientifico.

Senza entrare nel merito della polemica su cosa si sta facendo nella Valle del Serchio Fazzi e Giambastiani evidenziano quali sono le vere questioni da affrontare: «In questa stagione i castagni stanno emettendo nuove foglie e nuovi getti, e si torna a parlare dei danni prodotti dalle galle dovute al cinipide». Dare una valutazione sulla presenza e sugli effetti provocati dal cinipide richiede però un’analisi attenta: «In primo luogo va chiarito che l’introduzione del parassitoide torymus sinensis (l’insetto che si nutre delle larve del cinipide) non può produrre la totale scomparsa del cinipide, ma può solo limitarne numericamente la presenza. Nei castagneti, anche dopo i lanci del torymus, le galle saranno sempre presenti, probabilmente con annate e periodi di maggior e minore diffusione. Si viene cioè a creare una canonica fluttuazione ciclica delle due popolazioni di insetti».

Per valutare gli effetti in questo 2020 si dovrà aspettare però qualche settimana: «È troppo presto per poter osservare la completa crescita e distensione delle foglie – dicono Giambastiani e Fazzi – e per valutare in pieno la posizione e l’effetto che la presenza delle galle può avere non solo sulla chioma, ma anche e soprattutto sull’allungamento dei nuovi getti».

Intanto, viene ribadito, è fondamentale chiarire un aspetto spesso trascurato ma invece importantissimo: se si osservano piante coltivate in modo corretto e in buon stato di salute, si vede che reagiscono molto meglio all’attacco del cinipide: «I meccanismi fisiologici che permettono ai castagni di reagire al cinipide – aggiungono i due esperti – sono tutt’ora oggetto di studio, ma è un fatto che attualmente le zone d’Italia in cui la coltivazione del castagno è praticata con maggiore attenzione con corrette potature, concimazione e, quando possibile, in castagneti in luoghi poco soggetti alla siccità, i risultati sono di gran lunga più incoraggianti». Sarebbe quindi fuorviante valutare l’impatto del cinipide su castagneti in totale abbandono e in luoghi che, con il cambiamento del clima, sono ormai eccessivamente caldi e secchi e dove si ha una maggior infestazione anche di altre malattie, come il cancro corticale: «In queste situazioni anche se i lanci del torymus sono stati fatti – concludono Fazzi e Gimabastiani – si osserveranno molte galle. Sarebbe importante che gli enti responsabili facessero un serio sforzo per diffondere le buone pratiche di coltivazione». —

Emanuela Ambrogi

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