Gioco
Il manifesto di Tambellini per Lucca futura Equilibrio tra residenza, turismo e impresa
Il sindaco lancia e di fatto avvia un dibattito pubblico sulla visione e gli obbiettivi che si intendono perseguire per la città «Guai far prevalere un solo elemento. Se il Comune è il primo riferimento per i cittadini, deve avere risorse adeguate»
l’intervento
LUCCA
«Apriamo un dibattito sulla visione che Lucca deve perseguire. A mio avviso la città si deve reggere sull’equilibrio fra residenzialità, turismo, manifatturiero: guai a far prevalere un solo elemento». Il sindaco Alessandro Tambellini lancia e di fatto inaugura un dibattito sul futuro di Lucca. Lo fa con un lungo intervento, quasi una sorta di manifesto, che solo in parte siamo in grado di riportare. Ovviamente prende spunto dall’emergenza Covid: «Nell’emergenza sanitaria, al pari di molte realtà italiane, Lucca rischia una parziale desertificazione per intere categorie di attività: sono in pericolo le invidiabili posizioni acquisite a livello internazionale grazie alla politica di questi anni, di salvaguardia il territorio, del paesaggio e delle produzioni locali; impegnata a far della città un riferimento per gli aventi culturali capaci di movimentare flussi turistici di grande rilievo. Non sappiamo quando sarà sconfitta l’epidemia, ma soprattutto è difficile prevedere quando le persone torneranno a quella tranquillità e senso di sicurezza e fiducia che consentiranno una vera ripresa della vita normale, del turismo e degli aspetti aggregativi che erano l’essenza profonda della nostra società».
Tambellini chiama la classe dirigente ad assumersi responsabilità importanti. «L’opinione pubblica più accorta e la classe dirigente – e in questo includo amministratori pubblici, imprenditori operatori culturale ed economici - non possono accontentarsi della gestione dell’emergenza, ma sono chiamati a saper guardare avanti con una larga prospettiva, perché più passano i giorni più siamo consapevoli che non ripartiremo esattamente da dove ci siamo fermati. Per questo invito le nostre università che il territorio ha così tanto potentemente voluto, tutte le forze economiche e intellettuali e l’opinione pubblica più impegnata a interrogarsi e ad esprimersi in un dibattito ampio sulla visione e sugli obiettivi che intendiamo perseguire in futuro per la nostra città».
Il sindaco propone la sua visione: «Al centro di tutto deve restare la nostra comunità – che non è un’entità immutabile, ma una realtà in trasformazione che condivide cultura, principi, attività, aperta e permeabile a quanti vogliono condividerne i valori e l’impegno nel fare – dobbiamo mantenere e aumentare la qualità dei rapporti che lega i nostri cittadini uniti da un’estrema laboriosità, dalla solidarietà reciproca, dalla compattezza d’intenti. Su questa solida base si è formata la nostra qualità della vita, che è tale anche perché si trova un contesto territoriale straordinario, ricco di monumenti, bello, sicuro, familiare: una città, una campagna e una natura plasmate dal rapporto storico fra individuo e ambiente, specchio di un equilibrio creato da secoli di lavoro e di buon governo. A mio parere la città si deve continuare a reggere sull’equilibrio fra residenzialità, turismo, manifatturiero e quindi sulla diversificazione delle imprese, degli investimenti e del lavoro, sugli eventi culturali di cui si devono giovare sia i cittadini che i visitatori. Crediamo nel recupero dell’agricoltura come elemento della qualità e della qualità della vita, della conservazione del paesaggio e della sostenibilità ambientale. Dobbiamo continuare a creare realtà di eccellenza assoluta in ambito economiche e in tutti gli altri settori in cui sia possibile. Se un solo elemento diventasse preponderante ed egemonico a svantaggio degli altri il nostro buon modello di vita frantumerebbe. Osserviamo con stupore le sedi futuristiche costruite di da Apple e Google in California, come luoghi di lavoro e di residenza ideali, dotate di ogni comodità, costruite intorno ai lavoratori elle loro famiglie. Ma noi viviamo e lavoriamo in un luogo ritenuto da chi vive la nostra città per la prima volta, infinitamente più bello e a misura d’uomo. Dotiamo di infrastrutture materiali e immateriali il nostro territorio impegniamoci a risolvere i problemi pratici che lo affliggono. Dobbiamo tutelare il tessuto industriale di rilevanza nazionale internazionale che caratterizza la Lucchesia: in un momento di crisi come questo è riuscito ad assorbire ed equilibrare, a livello economico e sociale, gli effetti devastanti del blocco delle attività. Ma qui entra in gioco la pubblica amministrazione. Cosa può fare il sindaco per garantire tutto questo? Molto poco se non è accompagnato dall’azione degli organi amministrativo gerarchicamente più alti ovvero dalla Regione e dallo Stato. Ai comuni vengono chiesti nuovi, gravosi impegni spesso proprio sul fronte della tenuta sociale dei territori. Se il Comune – conclude il sindaco – è il primo luogo pubblico a disposizione del cittadino deve avere risorse economiche, normative e umane adeguate». —
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