Il Tirreno

Lucca

Come eroi mascherati fanno del bene alla gente: grazie agli infermieri

Gianni Parrini
Come eroi mascherati fanno del bene alla gente: grazie agli infermieri

In occasione della giornata mondiale che celebra questi lavoratori il responsabile Svaldo Sensi racconta come hanno gestito questa emergenza

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LUCCA

Hanno una maschera che copre il volto, come gli eroi di fumetti e serie tv. E come loro fanno del bene alla gente, talvolta rischiando in proprio. Ma al contrario di questi personaggi dell’universo fantastico, loro esistono davvero e vivono in mezzo a noi. Ce ne siamo accorti soprattutto (o soltanto) ora, nel corso di un’emergenza sanitaria senza precedenti. Proprio ieri era la giornata mondiale dell’infermiere e così abbiamo deciso di celebrare questi lavoratori mascherati con le loro foto. «Sì, è cambiato il modo in cui la gente ci vede – conferma Svaldo Sensi, responsabile degli infermieri territoriali – Il nostro biglietto da visita è sempre lo stesso: abnegazione, rigore nei comportamenti, impegno per la collettività. Ma questa emergenza ci ha dato un ruolo da protagonisti e ha aumentato la fidelizzazione del cittadino nei nostri confronti: ci sentono più vicini. Sono tanti gli episodi che confermano questo cambio di prospettiva: le lettere che riceviamo, le donazioni, gli sguardi delle persone che andiamo a trovare a casa. Sono situazioni pericolose che talvolta si trasformano in qualcosa di bello e toccante. Una coppia di anziani della Piana, ad esempio, attendeva l’arrivo degli infermieri per sottoporsi al tampone: erano entrambi a rischio Covid. Quando le colleghe si sono presentate, i due coniugi hanno fatto trovar loro in tavola un piatto di fragole con panna. E come hanno insistito perché le mangiassero. Ovviamente erano in assetto Covid, con tute e visiere, mascherine e doppi guanti, quindi hanno dovuto declinare l’invito».

Gli infermieri del territoriale sono 150 e il loro lavoro si divide in quattro branche: l’attività al San Giorgio; gli ambulatori; l’assistenza a domicilio e il dipartimento della Prevenzione. Durante questa emergenza, però, è cambiato un po’ tutto: «Siamo dovuti uscire dall’attività programmata per reinventarci – spiega Sensi – sia per la gestione dei tamponi drive through (quelli in auto) al Campo di Marte, sia per non far sentire soli i cittadini. Ad esempio gestendo le telefonate di coloro che erano nelle liste degli appuntamenti ambulatoriali. E poi gli infermieri fanno parte delle Usca: affiancano i medici nelle visite a domicilio dei Covid e in caso di necessità fanno anche i tamponi. Attività delicata ma siamo stati bravi: non abbiamo avuto personale contagiato, eccezion fatta per due infermiere che però hanno contratto il virus fuori dall’ambito lavorativo. E poi ci sono i colleghi che girano la Piana per fare i test sierologici per lo screening regionale: prima le rsa e le case famiglia, adesso i farmacisti, poi le badanti».

L’organizzazione territoriale degli infermieri di Lucca è considerata un esempio in tutta l’Asl: «Abbiamo un sistema informatico che ci consente di sapere in tempo reale quanti sono i posti letto di Cure intermedie disponibili nelle strutture del territorio: Campo di Marte e ora anche Santa Zita e la Barbantini – spiega Sensi – Sul fronte dell’assistenza primaria e della continuità ospedale-territorio vogliamo promuovere il modello dell’infermieristica di prossimità per andare incontro alle esigenze delle famiglie. Voglio ringraziare tutti gli operatori che in questa fase hanno rinunciato a ferie, riposi per dare una mano». —



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