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Voglia di montagna e di libertà Ma serve una grande prudenza

Luigi Spinosi
Voglia di montagna e di libertà Ma serve una grande prudenza

Dalla fine del lockdown tanti gli interventi del Soccorso alpino e speleologico  e si annuncia un’invasione - con molti rischi - nelle prossime settimane

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garfagnana

Dopo un paio di mesi di “forzata tranquillità”, visto il blocco totale di ogni attività, la fine del “fermi tutti” sulla montagna ha avuto un effetto particolare me, c’è da dire, nemmeno imprevisto. Nell’arco di una sola settimana, infatti, si sono succeduti parecchi episodi, che hanno richiesto un superlavoro da parte del personale del Sast, il Soccorso alpino e speleologico della Toscana. Episodi in alcuni casi tragici, come nel caso dell’escursionista deceduto sabato dopo essere precipitato da un dirupo, altri invece più semplici, come quello di ieri (vedi riquadro) che però non sono banali. E, soprattutto, non sono banali in questo periodo di emergenza sanitaria. «Anche operazioni che a cose normali non presentano nessuna difficoltà – spiega infatti Paolo Romani del Sast – in questi giorni richiedono una preparazione attenta, prima, durante e dopo il soccorso. Bisogna prepararsi con tutti i dispositivi di sicurezza contro il rischio contagio, in assetto anticovid, occorre operare mantenendo certi comportamenti e, una volta finito l’intervento, dobbiamo occuparsi della sanificazione di indumenti, attrezzature e mezzi. Insomma, c’è tutto un lungo lavoro anche per interventi banali», col rischio, in caso di emergenze ravvicinate, di non essere pronti all’intervento.

E tutto fa temere che di interventi, nelle prossime settimane, ne dovranno essere fatti parecchi. Lo dicono le premesse, lo fanno pensare tutta una serie di elementi. In primis la voglia di godere degli spazi aperti, dopo quella che per molti ha rappresentato una sorta di prigionia. Ci si aspetta, insomma, una sorta di “invasione” dei monti. E già questo elemento, non fosse altro che per un fattore statistico, porta a preoccuparsi. Ma non è il solo elemento.

«Anche chi è un esperto della montagna – spiega Romani – deve stare molto attento ad avventurarsi sui sentieri. Dopo 60 giorni chiusi in casa è difficile avventurarsi sui sentieri. Il fiato non è più lo stesso, così come l’equilibrio o i riflessi. Ce ne rendiamo conto anche semplicemente uscendo di casa, già lì capita di sentirsi spaesati, figurarsi ad avventurarsi su percorsi difficili di montagna. Il primo consiglio, ma questo vale sempre e per tutti, è ovviamente quello della prudenza, ma in questo caso è opportuno aggiungere quello della gradualità. Se vogliamo tornare a frequentare la montagna facciamolo con intelligenza, almeno all’inizio limitiamoci a camminate brevi e facili».

Se la montagna in questo periodo è insidiosa per gli esperti, figuriamoci quanto può esserlo per chi la montagna la conosce poco o non la conosce affatto. E anche in questo senso c’è da aspettarsi una situazione difficile, visto che tra voglia di uscire, limiti regionali agli spostamenti, e ricerca di zone sicure da un punto di vista delle distanze, è facile prevedere un afflusso ben maggiore del solito. Insomma, tanti fattori di rischio: soccorsi più complessi, difficoltà fisiologiche ad affrontare la montagna, maggiore afflusso. «E non dimentichiamoci che in questo periodo i rifugi sono chiusi a causa del coronavirus», aggiunge Romani. Sintetizzando, vivere e amare la montagna è giusto, ma occorre anche rispettarla. Sempre, e soprattutto in questo periodo. In una parola: prudenza. —

Luigi Spinosi



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