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Il ritorno del mercato al Don Baroni, gli ambulanti: «Ripresa al rallentatore»

Rossella Lucchesi
Il ritorno del mercato al Don Baroni, gli ambulanti: «Ripresa al rallentatore»

Una ripresa parziale, solo per gli alimentaristi. «Non vediamo i nostri clienti, non sono stati bene informati della riapertura» 

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Rossella Lucchesi LUCCA

Una ripartenza al rallentatore, tra incertezze, speranza, confusione e qualche polemica. Così è andata in scena la riapertura del mercato bisettimanale a piazzale don Baroni che ieri mattina ha riaperto i battenti dopo il lockdown imposto dall’emergenza Covid-19. Al momento solo per la vendita di generi alimentari. E tutto nel massimo rispetto delle regole che impongono la distanza tra le persone (poche) e l’utilizzo di guanti e mascherina dietro ai banchi delimitati da fettucce per tenere lontani i clienti dai prodotti esposti.

All’appello si sono presentati una decina di banchi, più o meno gli stessi presenti da anni al mercato delle Tagliate. Che però, a fine mattinata non hanno concluso grandi affari, come spiega Nello Del Basso del banco di frutta e verdura che gestisce con la moglie Cinzia Fabbri. «Quello di Lucca - affermano - è uno dei mercati più disgraziati della provincia che rischia di scomparire, perché abbandonato da cittadini e istituzioni. L’unico vantaggio è la capienza e la vicinanza del parcheggio, ma non basta per mantenere in vita un mercato che, da quando è stato trasferito dal centro storico, sta perdendo i pezzi per l’abbandono degli ambulanti che hanno rimesso la licenza o hanno scelto piazze più appetibili».

Il cruccio maggiore evidenziato dagli operatori interpellati, è la quasi totale assenza di promozione riguardo la riapertura del mercato. «Pochissima gente lo sapeva, perché non è stata fatta un’adeguata pubblicità sulla riapertura, cosa che non è successa a Porcari, Altopascio e Capannori, dove i sindaci hanno propagandato l’iniziativa anche con un tamtam sui canali multimediali», fanno notare Bruno Giovacchini e la moglie Mina del banco di prodotti tipici. «Durante l’emergenza -aggiungono - ci siamo arrangiati con la vendita a domicilio, ma adesso sarebbe l’ora di ripartire».

Per la maggioranza degli ambulanti presenti ieri, la perdita di clienti è da attribuirsi alla difficoltà, per anziani e per chi è privo di mezzi di trasporto, di raggiungere il mercato «dove i mezzi pubblici latitano». Sono in molti a evidenziarlo, rimpiangendo le vendite di quando il mercato era in via dei Bacchettoni. Anche Gianni Antonio Pellinacci che vende generi alimentari e ha momentaneamente chiuso il ristorante di Barga «fino a quando non si sa, perché a queste condizioni è impossibile lavorare. Non ho nemmeno ancora ricevuto i 600 euro disposti dal Governo che comunque non risolveranno niente». Barbara Andreini e il marito Carmine Colangelo lavorano da anni al mercato di Lucca e sono stati tra i promotori di numerose iniziative per bloccare il trasloco dal centro storico. Ripartenza zoppicante anche per loro. «Non abbiamo visto uno solo dei nostri clienti abituali - commentano - disorientati da questa girandola di aperture e chiusure a causa dell’emergenza che non si è verificata nei Comuni di Capannori e Massarosa. Per fortuna almeno il suolo pubblico è la tassa rifiuti sono stati annullati, ma non basta. Servono altri aiuti perché abbiamo perso due mesi che peseranno molto sulle nostre attività»

Antonio Biagini dell’Apicoltura Bertocchini è invece soddisfatto, perché ha venduto parecchio miele e derivati ai clienti con i quali aveva preso accordi precedenti. Viceversa, il rosticciere Paolo Dal Torrione di Viareggio, dichiara di non avere venduto neppure un pollo. «Fossi rimasto a letto avrei guadagnato - dice - ma è sempre un modo per ripartire». La vede così anche il collega Luca Bagnoli che spera di rivedere la vecchia clientela «anche se, ci vorrà tempo per tornare alle vendite del passato, ma andiamo avanti con fiducia».

La riapertura del mercato ha stimolato clienti come Ansano Cattani e la moglie Paola Giorgetti a uscire da casa «per approvvigionarci di prodotti genuini e riprendere parte delle abitudini che avevamo dimenticato, anche se la scelta di questo luogo per il mercato non ci sembra la migliore. In città era un’altra cosa». Ottimo, secondo Giuseppe Ferrari di San Concordio, riprendere l’attività del mercato «ma speriamo che presto possano tornare anche gli altri generi commerciali per vivacizzare questa zona abbandonata». —

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