Toscana
La via dei negozi vuole riaprire e chiede sostegni per non morire
Le preoccupazioni dei commercianti di viale Umberto dove si soffriva già prima dell’arrivo della pandemia
Bagni di Lucca
Aprire. Nel rispetto delle norme e delle indicazioni per garantire la salute, ma riaprire, prima che la quarantena faccia sparire per sempre le attività, da cui dipendono posti di lavoro e quindi famiglie. Non hanno dubbi, e nemmeno più pazienza, i commercianti di Bagni che scalpitano in attesa del 18 maggio. Molti avrebbero voluto già riaprire. Ma nel viale Umberto I (il cuore del capoluogo della Villa, dove un tempo non c’era un fondo sfitto), solo l’oreficeria di Renato Tomei (gestita insieme alla moglie Alessandra Barsellotti) sarà già attiva il 4 maggio come laboratorio e riparazioni. Per gli altri il conto alla rovescia è più lungo e difficilmente sostenibile.
«La situazione era già tragica prima dell’arrivo del virus – dice Letizia Gregori, titolare del negozio di abbigliamento Ester – ora è un dramma. Ci sono gli impegni da rispettare con le ditte che ci forniscono la merce, le scadenze, le bollette. Io avrei aperto anche prima, rispettando le dovute precauzioni. Devo lavorare. Entrerà un cliente per volta, abbiamo due locali, staremo molto attenti a tutto. Non c’è rischio di assembramento. Si riparte piano piano, ma confidiamo nell’aiuto non solo a livello nazionale e locale». Gregori spera che nei mesi estivi possano tornare «tutte le persone di Pisa e Livorno che qua hanno la seconda casa». Stesso concetto per Anna Paolinelli, titolare del negozio di abbigliamento Due Punti alla Villa (due locali distinti): «Avrei riaperto prima, seguendo le dovute direttive. Le persone potevano stare in fila anche per entrare nei negozi di abbigliamento. Comprerò un sanificatore, mi atterrò scrupolosamente alle regole, ma mi piacerebbe organizzarmi anche fuori, sul marciapiede di fronte l’entrata, come lo scorso anno. Vorrei mettere anche un tavolino con due poltroncine in modo da non far entrare più di una persona per volta. Lo stand con gli abiti sarà anche fuori». Resta la difficoltà per la pulitura dei capi di vestiario dopo che il cliente li ha provati: «Come faremo? Deve essere chiarito. Per le spese vive, tante, mi aspetto aiuti anche dal Comune».
Riaprono il 4 maggio Renato Tomei e la moglie Alessandra, inizialmente come laboratorio per le riparazioni: «Sono felice ma ho paura. La voglia di rivedere i clienti, che sono anche amici, è forte, ma i timori non sono da meno. Il paese deve tornare a vivere, dobbiamo lavorare tutti. Se arrivano le persone è un beneficio per tutti. Sarà sanificato l’ambiente, useremo i guanti, la mascherina e deve dominare il buonsenso, sempre. Ci sentiamo abbandonati come categoria».
Anche Alessandro Piacentini, titolare del negozio di abbigliamento e calzature Fiorina Shop in via Umberto I, è preoccupato: «Non capisco perché abbiano fatto aprire i negozi per bambini e le cartolerie. Se non arrivano gli aiuti è un problema tirare avanti, le spese sono tante e rimanere rimasti chiusi per così tanto tempo ha portato e porterà conseguenze enormi. Sì, dovremo stare attenti a tutto e l’impatto, con la riapertura ci sarà ugualmente, così come ci sarà la paura da parte dei clienti. Non credo che a Bagni di Lucca avremo ressa».
C’è poi chi, invece, ha potuto continuare a lavorare anche a marzo e in aprile, pur vivendo ogni giorno nella paura e nelle difficoltà. Soprattutto in centri come Bagni di Lucca i pochi negozi aperti hanno svolto un servizio essenziale per la gente bloccata dalla quarantena. «Sono stata aperta per servizio, ma con tanta paura. Ma ho lavorato e ho avuto la fortuna di poterlo fare – spiega Patrizia Barbi, titolare della Boutique della Frutta – ho continuato a fare le consegne come sempre, e ho cercato di aiutare le persone anziane costrette a rimanere in casa, portando loro anche la spesa che facevo per loro al supermercato. Ho cercato di rendermi utile in un momento così difficile. Posso dire che le persone hanno risposto bene anche alle direttive imposte. Sono stati tutti educati, rispettando le regole e attendendo il proprio turno fuori dalla porta».
Anche Donatella Ragghianti, titolare del negozio di materiale elettrico, giocattoli e cartoleria sempre in via Umberto, non ha mai chiuso: «Certo, il lavoro si è più che dimezzato, ma ho potuto stare aperta per pagare le spese vive, almeno quelle. Nel mio negozio ci sono due corsie e questo ha facilitato la gestione dello spazio obbligatorio tra le persone. Ogni sera, prima della chiusura sanifichiamo l’ambiente. Sono contenta di avere aiutato la gente, magari anche solo per una lampadina o per una scatola di matite. Le consegne a domicilio ci hanno aiutato molto e la maggior parte dei clienti ha dimostrato di capire bene la gravità della situazione. L’attenzione non deve mai calare». —
Emanuela Ambrogi
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