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L’ospedale, il territorio e nuovi igienisti La sanità studia il piano per la sua “fase 2”

 L’ospedale, il territorio e nuovi igienisti La sanità studia il piano per la sua “fase 2”

Dopo l’emergenza il San Luca e le strutture territoriali devono riprendere interventi e attività ambulatoriali: ecco come

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Separare i Covid dai non-Covid per avviarsi a una ripresa dell’attività ordinaria degli ospedali. Usare tutti gli strumenti a disposizione (app compresa) per individuare velocemente i nuovi focolai e isolare i soggetti a rischio. E poi rafforzare la sanità territoriale: Usca, alberghi sanitari, Cure intermedie e trovare qualche igienista da assumere.

La fase 2 della pandemia riguarderà anche la sanità. Partiamo dagli ospedali: in Regione si sta ragionando su come declinare le indicazioni arrivate dal governo che ruotano sostanzialmente intorno a un principio di separazione: individuare strutture per i Covid, divise e ben distinte dagli ospedali per i pazienti ordinari.

Una raccomandazione arrivata dal ministro Speranza che le Regioni dovranno declinare sui loro territori tenendo presente che non ovunque sarà possibile arrivare a una netta separazione delle strutture. Sul tavolo della Toscana c’era l’ipotesi di individuare un ospedale Covid per Asl: un padiglione nell’area senese, Careggi per la Centro, il Santa Chiara di Pisa per la Nord ovest. I pazienti Covid lucchesi verrebbero trasferiti dal San Luca a Pisa, ma stando alle voci raccolte non siamo ancora in questa fase. I numeri dei contagi sono bassi ma non abbastanza per un simile ragionamento. Ci si arriverà ma non subito. Probabilmente tra estate e autunno e per ora i Covid lucchesi restano al San Luca. Ma il monoblocco di San Filippo deve riprendere l’attività ordinaria e per prima cosa occorre riacquistare gli spazi che nella fase di picco sono stati destinati al Covid. L’attività chirurgica è ridotta all’indispensabile (ad esempio le patologie tempo dipendenti come quelle oncologiche) e l’azienda ha siglato una convenzione per far sì che una quota di quella non rinviabile venga svolta alla clinica Barbantini con personale ospedaliero. Ma poco alla volta anche le sale operatorie del San Luca dovranno rimettersi in moto.

Stesso discorso per le attività ambulatoriali, le visite specialistiche e le prestazioni diagnostiche: «Gli ambulatori territoriali adesso lavorano a ritmi molto ridotti – spiega il dottor Luigi Rossi, direttore dell’area distretto Piana di Lucca –. Stiamo ragionando su come ripartire a pieno regime senza aumentare i rischi». Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di spalmare gli appuntamenti, solitamente concentrati al mattino, lungo l’arco della giornata per diluire gli accessi nelle sale d’attesa. La visita col cardiologo o l’endocrinologo, per intendersi, potrà svolgersi alle 18 o alle 19. Sempre per la specialistica si continuerà a fare uso della telemedicina, una pratica già avviata in questa fase di lockdown. Ci sarà da riprendere anche l’attività vaccinale: quest’anno vaccinarsi contro l’influenza sarà ancora più importante che in passato.

La vera battaglia al Covid come noto si combatterà sul territorio. I pazienti positivi dovranno essere curati il più possibile fuori dagli ospedali. Per questo sono state create le Usca, le unità medico-infermerie che visitano i malati a domicilio o negli alberghi sanitari (altra invenzione) o nelle strutture Covid (la Paoli Puccetti e la Perla sul nostro territorio). «A Campo di Marte rimangono i letti di Cure intermedie – spiega Rossi – Abbiamo 16 post di recente realizzazione per i Covid più 12 per i non-Covid. Altri posti di Cure intermedie sono disponibili a Santa Zita (10) e alla Barbantini (15)». Fondamentale anche l’attività del dipartimento di Prevenzione, che dovrà intervenire rapidamente in caso di nuovi focolai. L’app Immuni potrebbe dare una mano ma al momento non ci si fa grande affidamento. Serviranno assunzioni: sono pronti i bandi per gli assistenti sanitari ma mancano gli igienisti. Perché? Non ci sono. Basti pensare che sino a poco tempo fa le università toscane ne sfornavano appena 9 l’anno, un numero insufficiente anche per coprire il turnover. A Lucca, tanto per fare un esempio, il dottor Albero Tomasi, andato in pensione a ottobre non è stato sostituito. —

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