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Lucca

«Il momento è difficile ma noi resistiamo»

Rossella Lucchesi
«Il momento è difficile ma noi resistiamo»

Stefano Buralli, titolare del bar “Stella” di Sant’Anna, ha ravvisato un calo delle vendite: «Bene i prodotti di pasticceria»

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«Ci salviamo con i prodotti di pasticceria e, adesso, anche con la vendita del pane che abbiamo avviato la settimana prima di Pasqua. Altrimenti sarebbe stata una catastrofe perché, dall’entrata in vigore dell’ordinanza che ha stabilito le misure di contenimento contro la diffusione dell’epidemia di coronavirus, il lavoro ha subito un calo considerevole. Si vendono meno giornali, perché la gente esce poco e non c’è più il passaggio. In compenso è aumentata la vendita di sigarette, segno evidente di uno stress sempre più pressante». Affermazioni amare di Stefano Buralli, titolare del bar-pasticceria-edicola “Stella” di Sant’Anna che gestisce insieme alla moglie Alessia Girotto e all’altro socio Joseph Di Masi, proprietario della pasticceria “Il Pastaro” di piazza Santa Maria.

«Tutto sommato non possiamo lamentarci – prosegue il titolare – anche se non c’è paragone con ciò che facevamo prima dell’introduzione delle ristrettezze. Le ordinazioni di uova e colombe pasquali realizzate artigianalmente nei nostri laboratori, per fortuna, sono state tante. Molte più di quanto ci aspettassimo in un momento come questo che certo non suggerisce allegria e occasioni di convivialità. Forse il desiderio di normalità, almeno durante il pranzo pasquale consumato tra le mura domestiche, ha prevalso sull’angoscia che ci attanaglia da due mesi».

«Abbiamo lavorato a ritmi frenetici per soddisfare le richieste dei nostri clienti, consegnando i prodotti rigorosamente a domicilio, perché così stabilisce il decreto – sottolinea Buralli – Ma con il rammarico di aver dovuto escludere il personale addetto alla zona bar-ristoro, ora in cassa integrazione, e che non sappiamo quando lo potremo reintegrare. Ci vorrà tempo prima di tornare a pieno regime e almeno all’inizio dovremo fare una turnazione con le difficoltà che ne conseguiranno».

«È un brutto momento – conclude Buralli – una sciagura così grande era l’ultima cosa che avremmo potuto aspettarci e per questo ci ha lasciati sgomenti e interdetti e incapaci di programmare il futuro. Se sono convinto possa tornare come prima? Sì, ma quando e a quale prezzo? Ci avviciniamo alla cosiddetta fase due che dovrebbe essere un primo passo verso quella normalità che adesso sembra un miraggio, ma ho il terrore che al minimo segnale di nuovi contagi, si torni punto e a capo. E per molte attività sarebbe la fine, perché dopo mesi di fermo forzato e con le spese che corrono, in pochi riuscirebbero a rialzare il capo e ripartire». –

Rossella Lucchesi

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