Il Tirreno

Lucca

Il virus ha messo a nudo i mille problemi della scuola

Il virus ha messo a nudo i mille problemi della scuola

A settembre potrebbe salire a quota 3mila persone l’esercito dei precari a Lucca e la didattica a distanza rischia di creare disparità formative a livello sociale

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Il coronavirus ha colpito pesantemente anche il settore scuola. Eppure, a essere realisti, si può attribuire un merito a quest’emergenza, ossia quello di aver sollevato il velo sui problemi di questo mondo; problemi certamente aggravati dalla pandemia, ma comunque già presenti prima dello stop alla didattica, e destinati – se chi di dovere non vi metterà mano – a proseguire anche quando tutto tornerà alla normalità.

Di questo si è parlato ieri in occasione della videoassemblea sindacale della Flc Cgil provinciale. Didattica a distanza, impatto delle misure adottate, prospettive future e, soprattutto, la nota dolente del precariato: questi alcuni dei temi del confronto telematico che, spiega Antonio Mercuri della Flc Cgil, ha avuto un grande successo di partecipazione («250 partecipanti e 8mila contatti nella diretta su Fb»), anche perché i temi erano caldi. E partiamo proprio da quello che è il tema per eccellenza, la (mancata) stabilizzazione dei precari, un problema che non solo – al momento – è ben lungi dall’essere risolto, ma che sembra destinato ad aggravarsi. L’anno scolastico in corso è stato portato avanti (in aula prima, al computer poi) grazie a un esercito di insegnanti in attesa di stabilizzazione: 2.500 solo nella provincia di Lucca. E se il reclutamento degli insegnanti di ruolo non avverrà a settembre la situazione è destinata a incancrenirsi: «Il quadro è preoccupante – spiega Mercuri – ci sono 200mila cattedre a rischio in Italia, 3mila solo nella provincia di Lucca. Si parte dagli attuali 2.500 precari attuali, cui bisogneranno aggiungere i 300 pensionamenti previsti e le domande di mobilità che, storicamente, vedono la Toscana tra le regioni che storicamente registrano insegnanti in uscita. È un quadro preoccupante». Preoccupante per tutti, per gli stessi insegnanti ovviamente che, senza processi di reclutamento, continueranno a vivere il disagio del precariato, con tutto quello che comporta. Ma anche per la qualità dell’insegnamento (quindi per i ragazzi), viste le incertezze che questa situazione comporta sotto il profilo della continuità didattica.

Questo è certamente il nodo centrale del confronto (finora assente) con il ministero dell’Istruzione, con i docenti che si sentono dimenticati da Lucia Azzolina: «Del resto basta ascoltarla – prosegue il sindacalista – quando interviene parla degli studenti, ma non ha mai una parola per il personale docente, come se noi nemmeno esistessimo».

Ma i problemi del mondo della scuola non si fermano certo qua. Quello che emerge è il rischio di andare verso un ampliamento della forbice sociale nella qualità della formazione, sempre più collegata alle condizioni delle famiglie e, in prospettiva, dipendente anche dalla “geografia”. Una sorta di passo del gambero sul fronte del diritto allo studio che già si era iniziato a praticare prima della pandemia, ma che l’emergenza coronavirus ha svelato e accentuato. Un esempio? «La didattica a distanza (quella adottata per far fronte alle scuole chiuse ndr) ha avuto molte ricadute – riprende Mercuri – non tutti possono permettersi le dotazioni tecnologiche per praticarle, addirittura in alcune zone d’Italia si calcola che circa al 40% dei ragazzi sia interdetto l’accesso alle lezioni». E poi come gestire l’eventuale ripartenza delle attività con le scuole chiuse, a chi affidare i figli? Certo, se ci fossero plessi adeguati qualcosa si potrebbe fare, ma «non certo con le classi pollaio che abbiamo, frutto del niente di fatto sul fronte dell’edilizia scolastica». —

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