Gioco
«Troppa confusione nelle nuove regole»
Il direttore Pasquini contesta le decisioni della Regione sui provvedimenti obbligatori dei negozi per poter riaprire
lucca
Sconcerto e preoccupazione da parte del direttore di Confcommercio Lucca e Massa Carrara Rodolfo Pasquini sulle nuove regole per la riapertura di alcune tipologie di negozi come librerie, cartolerie e abbigliamento per bambini decise dalla Regione Toscana. All’associazione sono giunte numerose segnalazioni dai commercianti locali: «Sono la testimonianza del clima di grande confusione non solo fra coloro che dal 14 aprile possono riaprire le proprie attività, ma anche fra chi dovrà attendere ancora qualche settimana prima di rialzare la saracinesca», dice.
«Le recenti disposizioni della Regione – dice Pasquini –, annunciate dal governatore Rossi nel giorno di Pasquetta hanno subito scatenato il panico fra i commercianti per la loro poca chiarezza. La politica sembra non avere compreso la gravità e drammaticità della situazione che le piccole e medie imprese vivono sulla propria pelle dall’inizio dell’emergenza. Qui non è messa in discussione la sacrosanta tutela della salute di imprenditori, dipendenti e clienti in vista della cosiddetta fase 2, quanto il fatto che i costi delle nuove regole, oltre ad essere contorte e poco chiare, ricadranno interamente sugli imprenditori».
«Il mondo del commercio al dettaglio – aggiunge Pasquini - è stato il primo a pagare, da subito, il prezzo del blocco dei consumi. È stato il primo, in molti casi con encomiabili scelte di buon senso che hanno preceduto le restrizioni del Governo, a cessare l’attività. E adesso che finalmente pare intravedersi in lontananza l’idea di una lenta e graduale ripresa della vita commerciale, ecco questa ordinanza firmata dal governatore Rossi, complessa e che getta ulteriori ombre sui nostri imprenditori, oltre ad aver scatenato corsa all’offerta da parte delle aziende specializzate nella vendita di protezioni sanitarie. Troppi sono i punti non chiari, troppe le misure inapplicabili soprattutto per i piccoli negozianti».
Ad esempio la sanificazione: secondo la Regione, dice Pasquini, «dovrebbe essere fatta nei negozi due volte al giorno: cosa si intende esattamente? E strumenti come mascherine, guanti e gel, chi deve pagarli? Per noi gli imprenditori devono avere una dotazione gratuita a servizio dei lavoratori e dei clienti. C’è poi il discorso della temperatura da misurare a chi entra in negozio – aggiunge –. Un centro commerciale può assumere personale dedicato, ma il piccolo negoziante cosa fa? Misura la temperatura da solo a tutti i clienti prima di servirli? O deve acquistare kit per la rilevazione a distanza che hanno un costo medio di mille euro l’uno? Sono cifre fuori da ogni portata. E infine, ultimo ma non per importanza, il discorso sulle famose distanze di sicurezza, che da un metro la Regione porta a un metro e 80 centimetri: ci sono negozi che dal banco alle parete di fronte non ci arrivano neppure a quella distanza. Cosa dovrebbero fare i commercianti in quel caso? Con una distanza di un metro e 80 anche pagare alle casse diventa proibitivo. Ci pare che molte di queste regole, pensate sulla carta con l’apprezzabile intento di tutelare la salute delle persone, siano in questa stesura scollegate con la realtà dei nostri negozi e di migliaia di imprenditori che già devono fare i conti con un quadro economico drammatico». —
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