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Industria, perso mezzo miliardo al mese

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Industria, perso mezzo miliardo al mese

Le stime di Confindustria sui fatturati della provincia di Lucca. Grossi: «È necessario studiare come ripartire»

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Il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi parla di Lucca come «isola felice». Ma si rende conto che è quasi un paradosso, e per due motivi. Il primo, il più banale, perché riferirsi alla felicità in un momento come questo è fuori luogo. E soprattutto perché è vero che nella provincia di Lucca il lockdown ha risparmiato il 37% delle aziende manifatturiere e il 54% dei loro dipendenti, ma questo non può spazzare dal tavolo la preoccupazione per interi settori che sono fermi e che - secondo gli industriali - rischiano di perdere commesse, ricavi, utili e - alla fine - forza lavoro. Cioè dipendenti.

Questo vale per il calzaturiero. Ma anche per il lapideo e per la nautica. E per settori della meccanica e dell’edilizia. «Questo significa - spiega il presidente Grossi - che abbiamo intere aree che sono fortemente penalizzate». Certo, in Lucchesia il cartario, la meccanica per cartiere e l’alimentare contribuiscono a un dato di aperture che è fra i più alti in Toscana e non solo. Ma alla lunga - sostengono gli industriali - questo non può bastare a sostenere il tessuto produttivo né quello sociale.

A dirlo, oltre alle parole, sono anche i numeri. Secondo gli studi di Confindustria Toscana Nord, il valore aggiunto perso ogni settimana in provincia di Lucca è di 27,3 milioni. Attenzione: si tratta di valore aggiunto, quindi di redditi di valore e di impresa che servono a sostenere decine di migliaia di persone, perché sono i soldi che finiscono dentro le tasche di imprenditori e lavoratori. Se si vuole fare una proiezione sui fatturati, cioè sui ricavi delle società, questo dato va moltiplicato per quattro o cinque. Quindi ogni settimana in provincia di Lucca si perdono almento 110 milioni di euro. In capo a un mese ci si può avvicinare al mezzo miliardo. Una fetta che, in parte, riguarda anche l’export.

«La tutela della salute - dice Grossi - è la priorità assoluta: ne siamo consapevoli e convinti fino in fondo, come imprenditori ma prima ancora come persone, al di là di ogni ruolo. Le nostre imprese, sia quelle che ora lavorano sia quelle che sono ferme, si sono adeguate con la massima cura e sollecitudine alle prescrizioni della legge, alcune delle quali onerose dal punto di vista organizzativo e dei costi. Lo abbiamo fatto senza discutere e oggi che chiediamo di riaprire siamo disponibili a valutare la fattibilità di misure ulteriori come test di controllo sui contagi, quando questi saranno disponibili e riconosciuti validi». —

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