Gioco
Medici in prima linea ma ancora disarmati dopo due mesi di allarme sanitario
Guanti, tute, maschere: manca tutto e invece della salute i dottori rischiano di portare il virus tra i pazienti
LUCCA
Ok, è una metafora abusata, ma è difficile trovarne una migliore per descrivere la figura del medico di famiglia o di continuità assistenziale in questi giorni di pandemia, ed è quella che paragona gli stessi dottori ai fanti della prima guerra mondiale, non a caso ribattezzati “carne da cannone”. Sono loro i primi a dover affrontare il nemico, in questo caso un nemico microscopico, e a farlo senza nemmeno l’equivalente degli elmetti (i cosiddetti “Dpi”). Se poi vengono “catturati dal nemico” (alias infettati), si trovano involontariamente a “sparare” nella direzione sbagliata. Non solo, ma esattamente come i fanti della prima guerra mondiale, se provano a indietreggiare (per tutelare non solo la propria, ma anche l’altrui incolumità), vengono colpiti dal loro stesso esercito.
Paragone esagerato? Giudicate voi, sentendo qual è la situazione dei medici a quasi due mesi dalle prime notizie del contagio in Italia. «Siamo al solito punto – conferma Umberto Quiriconi, presidente dell’Ordine dei medici di Lucca – i dispositivi di sicurezza sono carenti, per avere guanti, mascherine, tute ci stiamo arrangiando da soli, cercandoceli da noi. Una grossa mano ce l’ha data il Comune di Lucca, attraverso la Protezione civile, ma ci mancano assolutamente camici, tute, guanti. Attendiamo la fornitura dalla Federazione degli ordini, speriamo che arrivi a breve, ma intanto di tempo ne è passato».
Eppure sono proprio loro i primi a zin contatto con i potenziali colpiti dal coronvirus, «e l’ultimo decreto di Rossi ci conferisce il ruolo di seguire i pazienti a domicilio, ma ancora non abbiamo i sussidi necessari. Il sindacato ci ha raccomandato di non visitare i pazienti fino a quando non siamo messi in sicurezza, ma come fare?». Si tratta infatti di andare contro la legge e, forse aspetto più importante, contro la propria coscienza. «È una situazione paradossale – riprende Quiriconi – prima di quel decreto doveva essere assicurata la capillarità della distribuzione».
Del resto il paradosso è una costante in questo momento, visto che la stessa situazione riguarda le stesse “Usca”, le unità specializzate nell’assistenza dei pazienti affetti da covid, «e che rischiano di non partire perché non hanno ancora le mascherine».
Già, le mascherine, sulla cui efficacia ci sono pure pareri discordanti: «Secondo l’Istituto superiore di sanità bastano quelle chirurgiche, ma col piffero che bastano – continua il presidente basandosi sulle ricerche tecniche in materia – l’unica direttiva plausibile sarebbe quella di usare le mascherine chirurgiche insieme a quelle professionali (le cosiddette Ffp2 o Ffp3)».
In ballo non è solo la salute dei medici di famiglia, per i quali, ricordiamo, non sono previsti al momento tamponi, o quella dei loro familiari, ma anche gli stessi pazienti. Se il medico diventa portatore (e il rischio, visto il suo lavoro, è parecchio alto), a meno di non manifestare sintomi deve continuare a fare le visite, con il rischio di diventare lui stesso vettore del coronavirus («E probabilmente siamo già un veicolo di infezione», dice scorato Quiriconi). Ma guai a tirarsi indietro, sempre che un medico trovi la forza di negare la sua assistenza, perché rischia provvedimenti disciplinari.
Insomma, in questa terra di nessuno (toh, ecco un altro riferimento alla Grande Guerra) come ti muovi rischi di fare un danno, ma anche stare fermi non è possibile.
E poi oggi tutti li chiamano eroi, ma ci vuol poco a passare dalla gloria all’ignominia, anche agli occhi degli stessi pazienti, pronti a minacciare denunce se il medico non viene a fare la visita, e magari domani pronto a denunciare se, magari proprio per colpa di quella visita, si è beccato il coronavirus.
A dimostrare che è una situazione allucinante anche un altro aspetto, magari secondario visto tutto il resto, come quello economico: se il medico si ammala è costretto in pratica a pagarsi di tasca sua il sostituto. «Sempre che riesca a trovarne uno». —
Luigi Spinosi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
