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Tambellini: «La malattia ti fa scoprire che sei fragile. Ho rischiato la vita: pensavo ai miei figli»
Prima uscita “pubblica” del sindaco dopo il ricovero in Malattie Infettive. «È stato un cammino interiore, di maturazione»
Barbara Antoni / lucca
Il beige ha lasciato il posto all’acquamarina. Forse l’ha scelto senza farlo apposta, ma a vederlo appare decisamente indicativo di un tempo nuovo, di una rinascita, anche, il colore scelto dal sindaco Alessandro Tambellini per il maglione girocollo con cui si ripresenta per la prima volta in veste pubblica, in videoconferenza con la stampa, dopo l’odissea del contagio da Covid-19, che gli è costato molta sofferenza, sua e della sua famiglia, e un ricovero di oltre una settimana in Malattie Infettive al San Luca. E – soprattutto – il rischio tangibile di lasciarci la vita.
Ma quello trascorso in ospedale, come anche nella precedente settimana di quarantena, non è stato per lui un tempo di solo dolore, nemmeno un tempo inutile o da buttare o da dimenticare. Tutto il contrario. È stato un tempo di meditazione e scoperta, di cammino interiore.
«La malattia – spiega Alessandro Tambellini, alla soglia dei 65 anni che compirà il prossimo 30 aprile, sindaco a metà del secondo mandato amministrativo – è un momento di grande passaggio interiore e di maturazione. In primo luogo per la consapevolezza di non essere onnipotenti, sia per quello che possiamo fare ma anche per la durata della nostra energia. Il fatto è che con la malattia ci scopriamo persone più fragili, che possono vedere la fine della vita, ipotesi che c’è stata per me durante la malattia. Ho tre figlioli, e in ospedale ho pensato a loro, a come li avrei lasciati: è questa una situazione molto delicata in cui ti vieni a trovare».
Parla senza pause il sindaco della sua malattia: le parole sgorgano da sole, veloci, senza pensare, una dietro l’altra come fossero già contenute da qualche parte e non aspettassero altro che il momento giusto per uscire. Una confessione al ritmo fluido di un flusso di coscienza, forte e commovente.
«La malattia - continua Tambellini - fa riflettere sui nostri modi di vita, sulla vita di te come singolo, ma anche della comunità più largamente intesa. Nel momento della malattia l’esistenza si scontra con questa situazione che credevi impossibile. Nelle ultime settimane, da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, spesso si è sentito parlare, dell’epidemia della spagnola nel 1919. Cosa era per noi questo evento della storia del Novecento finora? Era qualcosa che apparteneva al passato, a qualcosa di molto lontano e sicuramente irripetibile, era un argomento da racconti a veglia. E la società dell’epoca era diversa, solidaristica, contrariamente alla società di oggi, alle nostre città».
«La malattia - prosegue il sindaco - mi ha insegnato che esiste la possibilità di perdere la vita: è questo l’insegnamento più potente che ne ho tratto».
Nei giorni dell’ospedale, racconta ancora, è stato colpito dall’immagine, poderosa e insieme delicata, della preghiera di Papa Francesco da solo in piazza San Pietro. «Sono rimasto molto colpito nell’assistere alla sequenza dell’esposizione del Santissimo Sacramento da parte del Papa nella piazza San Pietro deserta, mentre di sfondo si udiva l’urlo dei gabbiani, la conferma che la natura va avanti. Le parole del Papa ci devono aiutare in una riflessione: che bisogna fare pulizia nella nostra vita».
E dal piano più squisitamente personale si sposta a quello generale. Cosa significa fare pulizia, vedere la vita con altri occhi? Significa anche, spiega Tambellini, «che l’equità fiscale è necessaria e che tutti devono contribuire. Esiste la necessità anche dal punto di vista politico di rendere vitali i sistemi delle amministrazioni, dell’Europa. Significa che dobbiamo rivedere certe impostazioni dell’economia mondialistica». —
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