Diciottomila lavoratori fermi in provincia
Circa diecimila sono in ditte artigiane: 1.600 aziende del comparto hanno fatto domanda di ammortizzatori sociali
lucca
Sono circa diciottomila sul territorio provinciale di Lucca i lavoratori la cui attività è stata interrotta dall’epidemia coronavirus.
Un numero importante, dal quale scaturiranno, causa forza maggiore, molti provvedimenti di cassa integrazione. Numeri che vengono annunciati dal segretario generale Cgil della provincia di Lucca, Rossano Rossi e che rappresentano anche questi un triste bollettino. Nel totale dei lavoratori impossibilitati a svolgere la loro occupazione in questo periodo, un grosso ruolo spetta purtroppo alle ditte artigiane: circa diecimila gli addetti per i quali la cassa integrazione è già stata richiesta, riconducibili alle 1.600 domande presentate per accedere ai benefici del fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (Fsba).
Inoltre, circa sessanta sono le aziende che hanno richiesto di usufruire del Fis, il fondo d’integrazione salariale previsto dall’Inps per casi di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa dei lavoratori dipendenti di aziende appartenenti a settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale.
Il bollettino continua con lo stop del lavoro per oltre 4.000 lavoratori dei settori lapideo ed edilizia, a cui si aggiungono i circa 2.500 attivi nei settori di meccanica per cartiere, cantieristica e meccaniche varie. E poi sono fermi altri 600 lavoratori del settore dei trasporti pubblici e privati, oltre 200 addetti di musei, palestre, scuole di danza e società di spettacolo a vario titolo, oltre 300 addetti fra i comparti del chimico e del tessile. Sono inoltre fermi tutti i lavoratori forestali e, nel comparto scuola, tutto il personale Ata.
Versano in una grave situazione inoltre i settori del commercio, del turismo e degli appalti: settori che, sottolinea il segretario provinciale della Cgil «sono quelli che di più pagano gli effetti di questa situazione. Non ci sono solo le migliaia di dipendenti che sono già stati messi a casa, ma anche tutto il mondo degli stagionali che purtroppo non vengono chiamati adesso e nei mesi a venire, lavoratori che restano fuori dai conteggi precisi. Per tutti questi numeri e considerazioni, diciottomila, quindi, può considerarsi purtroppo un numero conteggiato per difetto».
A fare da contraltare a questa situazione, ci sono - oltre alle imprese che continuano a lavorare perché contrassegnate dai codici Ateco (quelle che svolgono attività essenziali), le numerose richieste di deroghe alle interruzioni di lavoro previste dai decreti governativi: 780 in tutto quelle giunte sul tavolo del Prefetto di Lucca, dottor Francesco Esposito.
Il momento è critico e probabilmente lo sarà ancora di più quando l’emergenza potrà dirsi almeno inizialmente rientrata. Perché soprattutto per le piccole e medie aziende, il futuro rischia di rappresentare ad oggi una grossa incognita.
Intanto i sindacati provinciali Cgil, Cisl e Uil, in modo unitario, hanno avviato un proficuo dialogo con il prefetto e con le associazioni imprenditoriali, dialogo improntato alla collaborazione nel fare fronte alle difficoltà che potranno presentarsi. —
barbara antoni
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