Sicurezza
Torna in servizio dalla pensione: «Non potevo dire di no all’Asl»
"Ho chiesto che venissero presi anche degli specializzandi. I giovani sono abili nell’uso delle tecnologie e nella gestione dei dati". Quei dati che sono importanti per ricostruire le catene di contagio e provare ad anticipare il virus invece di rincorrerlo, isolando preventivamente i soggetti a rischio
LUCCA. «Quando il telefono ha squillato non ho potuto dire di no: questo è il mio mestiere». In piena tempesta epidemiologica l’Asl nord ovest riacquista un capitano di lungo corso: il dottor Alberto Tomasi, per anni a capo dell’Area di Igiene e Sanità pubblica dell’Asl nord ovest, smette i panni del pensionato e indossa nuovamente il camice.
«Avevo lasciato a ottobre – racconta – ma di fatto ho continuato a tenermi aggiornato, soprattutto in questa emergenza. Ho ricevuto la chiamata del dottor Roti, il direttore sanitario, e non ho potuto dire di no. Torno al dipartimento della Prevenzione guidato dalla dottoressa Ragona: mi occuperò del polo nord dell’Asl, ovvero le province di Lucca e Massa Carrara».
Si tratta di quelle più colpite dal Covid, in cui c’è maggiore necessità di rafforzare una struttura che all'improvviso, e senza che di fatto Tomasi fosse sostituito, ha dovuto gestire una pandemia. «Cercherò di dare una mano – dice Tomasi – Ho chiesto che venissero presi anche degli specializzandi. I giovani sono abili nell’uso delle tecnologie e nella gestione dei dati». Quei dati che sono importanti per ricostruire le catene di contagio e provare ad anticipare il virus invece di rincorrerlo, isolando preventivamente i soggetti a rischio. Cosa che finora si è riusciti a fare poco perché il personale è impegnato a controllare centinaia di soggetti in isolamento o in quarantena domiciliare. «Non sarà un lavoro semplice – dice Tomasi – ma ricostruire le storie delle persone per capire le traiettorie del virus è il lavoro dell’epidemiologo. Un’altra cosa importante riguarda la sanità territoriale e l’ha ribadita anche il presidente Rossi: gli ospedali sono l’ultima frontiera, la battaglia si vince sul territorio per cui devono essere rafforzate le cure intermedie e le altre strutture. Serve un cambiamento di mentalità, mi auguro che questa sia una delle eredità di questa emergenza».
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