Il Tirreno

Lucca

In 400 in trincea per salvare 560 anziani fragili

Barbara Antoni
In 400 in trincea per salvare 560 anziani fragili

Sono gli operatori sanitari che lavorano nella Rsa lucchesi. Ma molti infermieri e Oss sono chiamati dall’Asl

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Barbara Antoni / lucca

Una battaglia quotidiana e silenziosa viene portata avanti ogni giorno fra le mura delle residenze sanitarie assistite della Lucchesia, per tutelare una popolazione fragile di 560 anziani, di cui 310 alloggiati nelle Rsa della Piana lucchese e 210 in quelle di Mediavalle e Garfagnana. In trincea, ventiquattro ore al giorno, ci sono gli operatori sanitari, circa 400 fra infermieri e Oss, alle prese con problemi di varia natura, con l’obiettivo primo e prioritario di tutelare la salute dei loro assistiti.

«Gli operatori sanitari devono fare i conti ogni giorno con una carenza di dispositivi di protezione individuale - spiega Michele Massari, sindacalista della Funzione Pubblica Cgil, che traccia una fotografia della situazione delle Rsa lucchesi -. Guanti, gel e mascherine sono sono sufficienti, e non solo questi: trattandosi di cura generale alla persona i dispositivi necessari sono molti. Servono presidi tecnici più importanti, come abbiamo segnalato all’Asl. A giovedì 27 marzo non abbiamo notizie di infezioni nelle nostre case di riposo. Ma siamo molto preoccupati, perché gli ambienti sono ristretti: abbiamo scritto all’Asl, al prefetto e ai Comuni; se l’infezione dovesse partire, sarebbe un vero dramma».

Non è il solo problema, ad oggi, per le Rsa. Da quando è iniziato il reperimento di personale sanitario - medici e infermieri, appunto - attraverso le graduatorie regionali infatti, c’è il rischio di un progressivo depauperamento di personale dalle Rsa.

«Le cooperative che gestiscono le strutture - spiega infatti Massari - sono in difficoltà. Ad oggi il personale sanitario conta circa 400 addetti, secondo la proporzione di un Oss ogni due ospiti e di un infermiere ogni cinque. I medici seguono un altro percorso: vengono dall’Asl nelle strutture dell’azienda sanitaria locale, possono essere medici esterni quelli delle Rsa comunali. La questione è che da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, molto personale che lavora nelle Rsa alle dipendenze di una cooperativa si trova anche nelle graduatorie dell’Asl. E adesso l’Asl sta attingendo alle graduatorie e li sta chiamando. Abbiamo notizia di molte dimissioni negli ultimi giorni: gli operatori lasciano le cooperative per andare a lavorare nella sanità pubblica. Alcuni - aggiunge - dalle nostre zone stanno andando anche a Bologna, o all’isola d’Elba. Bisogna fare fronte alla diminuzione di personale nelle nostre Rsa. Se continua così, presto avremo una carenza di Oss e di infermieri».

«Gli infermieri devono seguire un preparazione universitaria -aggiunge Massari - ma per quanto riguarda gli Oss credo che si potrebbe trovare qualche soluzione per l’inserimento di nuove figure. Si potrebbero fare corsi brevi e accelerati per questo profili, in modo che ci sia un ricambio in tempi veloci. Questa è la mia proposta».

Sempre sulla scia di questa “fuga”, Massari lancia un appello. «Mi rivolgo alle cooperative - spiega -. Chiedo loro di non tratterenere il preavviso a quegli infermieri e Oss che si dimettono. La chiamata che ricevono dall’Asl è per una presentazione immediata. In base al contratto nazionale, è previsto in questi casi un preavviso da uno a tre mesi, in base all’anzianità di servizio, quindi la cooperativa ha facoltà di trattenerlo. Noi facciamo appello affinché non lo trattengano o che ci sia moderazione nel trattenere la cifra. Si tratta di operatori che passano da una prima linea a un’altra e non si tirano mai indietro».

«Sappiamo quello che stanno passando questi lavoratori - conclude il sindacalista della Funzione Pubblica - . A loro diciamo che continuiamo a esserci, per ogni loro necessità». —



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