Sicurezza
L’allenatore e la partita che sta per essere vinta
Andrea Petroni, ex calciatore della Lucchese e allenatore del Ponte Buggianese racconta i suoi giorni di isolamento dopo essere stato colpito dal coronavirus
Roberto Grazzini / porcari
La nottata è (quasi) passata, avrebbe detto il grande maestro Eduardo De Filippo parlando di quanto capitato ad Andrea Petroni da Porcari, classe di ferro 1965, ex attaccante di Lucchese, Olbia, Pro Vercelli, Reggiana e Pontedera, e quindi apprezzato e vincente condottiero di tante franchigie calcistiche specie di casato valdinievolino, attualmente sulla panchina del Ponte Buggianese.
È stato uno dei primi in terra di Toscana a fare diretta conoscenza sulla propria pelle col famigerato Covid 19, a causa di una cena in un ristorante della Piana Lucchese a fine febbraio, una cena in cui una decina dei 50 partecipanti venne infettata. Per la cronaca, ce lo conferma lo stesso Petroni, ne stanno uscendo tutti abbastanza bene, tranne un amico che è ancora intubato in terapia intensiva.
Gli rompiamo le scatole all’ora di pranzo facendo giustamente incavolare la moglie Cinzia («Guarda che qui si fredda tutto. Poi bisogna rispettare i turni», lo rimbrotta dalla cucina). Ci cospargiamo il capo di cenere per la chiamata inopportuna e allo stesso tempo curiosi di questo fatto dei turni, ma lui insiste: «non disturbi affatto» dice l’allenatore, sapendo di mentire, ma non più di tanto in tempi dove scambiare due parole al telefono può essere comunque di grande conforto».
Innanzitutto come stai? «Mah, diciamo piuttosto bene – risponde con voce sollevata – a parte il fatto che dovrò fare nuovamente il tampone a inizio aprile in quanto non sono ancora negativizzato, ma tanto in casa bisogna starci tutti lo stesso».
«Comunque – ammette – sono stato fortunato perché nel mio caso si è trattato di una fastidiosa influenza che non voleva passare. Dopo quella famosa cena, trascorsi un paio di giorni, è cominciato il mal di testa accompagnato da un forte senso di stanchezza. A quel punto, a fugare eventuali dubbi sui miei malanni è stata l’Asl, mobilitata da chi si era sentito subito male, i cui incaricati sono venuti a farmi il tampone, poi risultato positivo. Ho avvisato immediatamente dirigenza, staff e giocatori del Ponte Buggianese, che godono tutt’ora di buona salute, e mi sono messo in quarantena. Con mia moglie e la figlia minore (le altre due figlie, una delle quali fa il medico, vivono altrove ndr) che grazie al cielo, stanno bene e non hanno accusato alcun malessere, da tre settimane viviamo in pratica da separati in casa. L’abitazione per fortuna è grande, e dormiamo in camere separate, mangiando a orari differenti (ecco svelato l’arcano iniziale ndr). Non è una cosa semplice, ma se penso ai distacchi traumatici dai propri cari che tante famiglie stanno vivendo, mi ritengo senza dubbio un privilegiato».
«La temperatura è sempre rimasta bassa – prosegue entrando nel merito del decorso della malattia – e piano piano i sintomi se ne sono andati. Da diversi giorni non ho più febbre e spero tutto proceda per il meglio, in attesa del prossimo tampone».
E il pallone lo sentiremo ancora ruzzolare in questa stagione? «Francamente, credo proprio di no. L’importante adesso è restare in casa. È l’unica maniera per vincere questa difficile partita». Intanto a debita distanza arrivano i brontolii della signora Petroni. Buon appetito. —
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