Il dolore
Torna in carcere il pusher dello spaccio in città
Dopo un periodo a San Giorgio, Manuel Marchi dai domiciliari su Fb è accusato di insultare e minacciare agenti e testimoni
Luca Tronchetti / LUCCA
Non contento di aver trascorso un periodo dietro le sbarre, una volta agli arresti domiciliari ha iniziato, attraverso Facebook, a minacciare ed offendere sia gli agenti della polizia che lo avevano arrestato sia i testimoni che lo avevano inchiodato alle proprie responsabilità nell’ambito di un’inchiesta della Mobile su un giro di spaccio fuori dai locali della movida cittadina nel centro storico. É finito nuovamente in carcere Manuel Marchi, 27 anni, uno dei cosiddetti «ragazzi di San Vito» conosciuti come pusher del centro storico tra i consumatori di cocaina, hashish e marijuana che venivano riforniti di stupefacente con un appuntamento in piazza Santa Maria, in piazza San Jacopo oppure fuori dai locali.
L’ACCUSA
Il giudice delle indagini preliminari ha disposto sabato mattina, dopo una serie di osservazioni della squadra Mobile, l’aggravamento della misura restrittiva e Marchi è stato ricondotto al penitenziario di San Giorgio che aveva lasciato alcuni mesi fa dopo l’arresto datato 22 ottobre per far ritorno a casa dove era controllato tramite braccialetto elettronico. Stando all’accusa il giovane, a cui il gip aveva fatto divieto di comunicazione con soggetti che non fossero i propri familiari conviventi, già lo scorso 7 marzo, alla vigilia della Festa della Donna, sul suo profilo Facebook - che non avrebbe potuto utilizzare proprio perché non poteva comunicare con l’esterno - avrebbe riportato testualmente: «guarda te se mi tocca stare a casa per la festa del 8 marzo... non aspetto altro ogni anno! b.....i sbirri di m...a cercatevi un altro lavoro s...i fate i seri». Probabilmente sarebbe bastata quella frase piena di insulti per un aggravamento della misura dei domiciliari. Ma Marchi, stando all’accusa, in alcuni post su Fb minaccia i testimoni. Chi ha reso dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti. Così lunedì 16 marzo rincara la dose e scrive: «Appena arriverà la conferma renderò pubblico chi e cosa siete, ma a preoccuparvi non dovranno essere i fogli bensì l’ondata di maltempo che si scatenerà su di voi preparate gli ombrelli e i chiuei perchè saranno lunghi tempi bui». E, sempre con tono minatorio, in precedenza (era il 4 febbraio) postava una foto che lo ritraeva con i sodali arrestati in momenti passati e lo accompagnava un messaggio ugualmente minaccioso: «chi di spada ferisce di spada perisce».
LA QUERELA
La Mobile ha denunciato Marchi per diffamazione ai danni dei poliziotti che lo avevano arrestato e segnalato al gip la violazione del divieto di comunicare con l’esterno. E il giudice ha ritenuto insufficiente quella misura sulla base della pericolosità sociale del soggetto optando per l’aggravamento.
LA GANG
Marchi era stato arrestato assieme ad altre 5 persone perché faceva parte della gang dello spaccio in centro. Un servizio che si prende cura del cliente a tutto tondo. Ma quando il consumatore non pagava iniziano i guai: minacce, pedinamenti, telefonate anonime, danneggiamenti alle auto e altro ancora. Metodi violenti che fecero partire l’indagine della Mobile. Le accuse a vario titolo erano di spaccio ed estorsione e Marchi aveva il compito di accompagnare i capi dell’organizzazione a fare le consegne in loro vece. —
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