Il Tirreno

Lucca

La festa? Una cena in famiglia e un brindisi con gli amici via Skype

martina trivigno
La festa? Una cena in famiglia e un brindisi con gli amici via Skype

Neppure il coronavirus gli ha impedito di raggiungere il traguardo e ora quel sogno di diventare un infermiere è realtà 

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la storia/2

martina trivigno

Un’emozione grandissima e, al tempo stesso, una sensazione... “strana”. Perché quel giorno tanto atteso, sognato decine di volte, immaginando come sarebbe stato, in effetti è stato molto diverso da ogni precedente previsione. Colpa del coronavirus che ha costretto i cittadini a rinchiudersi in casa. Ma nonostante l’emergenza Covid-19, Mattia Simonetti, 24 anni, di Borgo a Mozzano e volontario della Misericordia, si è laureato in Scienze infermieristiche, venerdì scorso, direttamente dal salotto di casa. Gli è bastato collegarsi a Microsoft Teams per trovarsi di fronte, dietro allo schermo del computer, tutta la commissione, compresa la sua relatricem la dottoressa Maria Paola Bertolini.

«È stata una sensazione strana – racconta Mattia, ancora emozionato – Ma il fatto di essere dentro casa, in un ambiente conosciuto, ha senz’altro aiutato a tenere sotto controllo la tensione. Abbiamo cominciato la mattina, con l’esame di abilitazione alla professione d’infermiere. Poi, dopo circa due ore, è stata la volta della discussione della mia tesi dal titolo “L’infermiere e la montagnaterapia nei disturbi mentali: il progetto territoriale di riabilitazione psico-sociale».

Ma Mattia Simonetti, nonostante l’importante traguardo raggiunto, sa che non c’è tempo da perdere e che i suoi colleghi – gli infermieri che lavorano negli ospedali e nelle strutture private – hanno bisogno di rinforzi.

«Nel rispetto delle disposizioni governative niente festa di laurea – racconta Mattia – ma soltanto una cena con i familiari più stretti, che ringrazio per il loro sostegno durante questi anni di studio. Con gli amici, invece, abbiamo fatto un brindisi via Skype. Anche se non erano lì con me durante la discussione, li ho sentiti molto vicini. D’altronde l’amicizia, quella vera, non ha confini».

Intanto, il giovane si è già attivato per ottenere l’iscrizione all’albo degli infermieri. «C’è un grande bisogno di infermieri, in questo momento – racconta Mattia – e ci sarà una riunione speciale del consiglio dell’ordine per iscriverci. Io, come tutti i miei colleghi neo-laureati, non vedo l’ora di scendere in campo per dare il mio contributo».

Mattia Simonetti, d’altronde, ha sempre sognato di fare l’infermiere. Una passione che affonda le radici nel passato, quando era soltanto un ragazzino. «Ho cominciato a fare volontariato alla Misericordia di Borgo a Mozzano all’età di 16 anni – racconta Mattia – e lì ho imparato moltissimo, anche sul fronte delle emergenze. Ho aiutato, con gli altri volontari, la popolazione di Amatrice dopo il terremoto e pure quella di Livorno, dopo l’alluvione. Esperienze importanti, che mi hanno insegnato tantissimo. Per questo ringrazio la Misericordia, per la formazione sul campo che mi ha consentito di diventare l’uomo e l’infermiere che sono oggi».

Dalle parole di Mattia Simonetti non trapela mai la paura, ma soltanto l’entusiasmo di un giovane di 24 anni che ha raggiunto un traguardo da sempre agognato.

«So che non sarà facile e il coronavrus è aggressivo – conclude il giovane – ma so anche che quello dell’infermiere non è soltanto un lavoro, ma soprattutto una missione. Adesso aspetto una chiamata per fare anch’io la mia parte in questa emergenza». –

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