La manifestazione
I lupi scendono a valle Gregge devastato nei campi di Mologno
L’allevatore ha trovato quattro pecore sbranate mentre altri due capi sono svaniti nel nulla
BARGA
Il lupo è arrivato a valle, e più a valle di Mologno, non si può. Spinti dalla fame i lupi hanno colpito un gregge di pecore chiuso in un recinto. Il fatto è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì in località Luchi, nei campi sulle rive del Serchio dopo l’abitato di Mologno. Quattro pecore sono state sbranate e altre due sono sparite, probabilmente portate in un luogo più defilato come “provvista”. Una situazione assurda, visto che mai, finora, i lupi erano stati avvistati da queste parti (anche se nelle sere precedenti qualcuno aveva visto movimenti strani nella frazione de La Barca, dall’altra parte del fiume).
«Abbiamo le pecore da oltre 35 anni – racconta il proprietario del gregge Paolo ma Giannotti – e a parte qualche volpe o faina che ha attaccato le galline, mai avevamo avuto un danno di questo tipo. Stamattina (ieri per chi legge ndr) sono andato ai Luchi per controllare la situazione, e la scena è stata raccapricciante: quattro carcasse lasciate lì nei campi, e due animali spariti nel nulla, ma penso che avranno fatto la stessa fine». Un danno economico, ma anche affettivo: «Le mie figlie e nipotine sono affrante e piangono in continuazione, perché erano abituate a stare qui all’aria aperta e a giocare con gli animali. Abbiamo anche galline e conigli, e ora mi è rimasta viva una sola pecora».
Giannotti ha chiamato l’Asl, e il medico incaricato della perizia non ha avuto dubbi sulla dinamica, anche se occorrerà aspettare i risultati delle analisi. Sul posto è giunto anche l’assessore Pietro Onesti: «In questi giorni di vero e proprio coprifuoco che stiamo vivendo, c’è meno traffico e più silenzio. Di gente in giro la notte non ve ne è e questo sicuramente può favorire la predazione dei lupi in zone dove finora non si erano mai visti. È una delle spiegazioni plausibili per questo raid, visto che a Mologno non si era mai verificato niente del genere». Dunque, non è più una questione di montagna o versante apuano o appenninico, perché spinti dalla fame, i canidi scendono sempre più giù. E per gli allevatori, ora, la paura è davvero tanta. —
Nicola bellanova
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
