Il Tirreno

Lucca

NUOVE DENUNCE DELLE FORZE DI POLIZIA  

Per i trasgressori del decreto pene pecuniarie troppo miti

LUCA TRONCHETTI

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LUCCA

La norma c’è, ma non fa paura a nessuno. Perché alla fine una multa da 200 euro - questa la sanzione per chi viola l’articolo 650 del codice penale non osservando un provvedimento dell’autorità - non è un deterrente capace di fermare i comportamenti di un numero di irresponsabili che non ne vuol sapere di seguire le misure di contenimento del contagio predisposte dal Governo. Il penultimo caso risale a ieri mattina quando un pensionato di 76 anni che sarebbe dovuto essere chiuso in casa - visto che il Covid 19 fa vittime nelle stragrande maggioranza tra gli over 70 - si è seduto a fumare un sigaro su una panchina di piazza Napoleone. Gli agenti della volante si sono avvicinati e lo hanno invitato a tornare nella propria abitazione. Mezz’ora dopo, incurante dei divieti, è stato sorpreso dagli stessi poliziotti mentre era seduto tranquillamente al parco della Pace a San Concordio. La denuncia è stata inevitabile. E ieri pomeriggio nuovi comportamenti deplorevoli. Dapprima due vicini di casa sono state fermati mentre circolavano in auto senza cinture di sicurezza allacciate. Il conducente ha dichiarato agli operatori di polizia che stava andando dal medico, il passeggero che gli faceva compagnia. Poi altra denuncia per tre persone dai 30 ai 50 anni che stavano tranquillamente chiacchierando in piazza San Francesco infischiandosene di quanto sta accadendo nel Paese. E nei giorni scorsi una pattuglia dei carabinieri aveva denunciato un automobilista che aveva il bagagliaio pieno di generi alimentari, ma si trovava a una trentina di chilometri di distanza dal supermarket della Lucchesia in cui aveva fatto la spesa. Segno evidente che l’approvvigionamento era solo un pretesto per poter recarsi in altri luogo e incontrare, più o meno clandestinamente, altre persone. Un modo non certo ortodosso per limitare il contenimento del Covid 19. Anche l’automobilista lucchese è stato denunciato. La fantasia italica non ha limiti. Ma stavolta c’è di mezzo la salute della persone e con quella non si scherza. Il guaio è che mentre il precetto scritto è comprensibile e applicabile dagli operatori (si circola solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute) l’interpretazione e i suggerimenti forniti ai cittadini dalle esternazioni spesso fuorvianti del politico, dell’amministratore e persino dal sito del Ministero provocano confusione e non infondono chiarezza al cittadino. E chi, un paio di settimane fa, consigliava ai suoi amministrati di farsi una passeggiata magari in compagnia della moglie forniva un’informazione contraria al precetto del decreto datato 9 marzo. Per quanto riguarda l’ipotizzata denuncia legata all’articolo 483 del codice penale (false attestazioni a pubblico ufficiale) persino la procura di Genova ritiene impossibile qualificare come attestazione penalmente valutabile la dichiarazione stessa che non può ritenersi finalizzata a provare la verità dei fatti. E togliendo il reato di falso resta una multa da 200 euro. Ammesso che tutto non finisca in prescrizione. —

LUCA TRONCHETTI

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