Il Tirreno

Lucca

«Limitare terapie salva vita in ambulanza» Operatori 118 contro le nuove linee guida

Gianni Parrini

Contestate da tre sigle sindacali le procedure per il trattamento dei pazienti Covid con difficoltà respiratorie

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LUCCA

Limitare il più possibile le terapie “salva vita” sui pazienti affetti da Covid per ridurre l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale di cui c'è carenza. Secondo i sindacati Snami, Cobas, Fismu questa è una delle inaccettabili direttive contenute nell'ultima revisione del testo “Procedure e linee di indirizzo relative alla gestione dell'emergenza Covid per le centrali operative 118 e i sistemi di emergenza urgenza territoriale toscani". Per i rappresentanti di queste sigle si tratta di direttive che potrebbero pregiudicare la salute dei medici e degli infermieri presenti sulle ambulanze nonché creare nocumento agli stessi pazienti. Pertanto si dicono pronti a sporgere denuncia alle varie procure della Repubblica e all'ordine dei medici qualora entro due giorni non ci fosse una immediata rettifica delle procedure. Ma cerchiamo di capire di cosa si parla nello specifico.

Uno dei passaggi incriminati è il seguente: «Nella gestione dei casi sospetti o confermati, dovrà essere, per quanto possibile, limitato ossigeno ad alti flussi, aerosol terapia, C-Pap». «In casi di pazienti con serie difficoltà respiratorie - spiega il dottor Giovanni Belcari di Snami - queste sono terapie salvavita. Il C-Pap, tanto per fare un esempio, è un dispositivo che consente di buttare ossigeno ad alta pressione in un paziente che sta collassando con l'obbiettivo di riaprirgli i polmoni. Se non interveniamo tempestivamente è facile per chiunque immaginare cosa possa succedere, dato che prima che il paziente possa essere trattato nel suo letto d'ospedale possono passare alcune decine di minuti».

Il motivo per cui si invitano gli operatori a limitare queste procedure secondo i rappresentanti delle tre sigle sindacali è chiaro nel documento: trattandosi di manovre invasive necessitano dell'utilizzo di mascherine con filtro Ffp2 ovvero quei dispositivi di cui c'è grande carenza (nelle altre manovre basterebbe la mascherina chirurgica ma anche questo è un passaggio contestato). Ciò viene ribadito esplicitamente più avanti nelle documento della Regione: «Per assicurare un uso più razionale dei dispositivi di protezione individuale, si raccomanda di ridurre le seguenti manovre a rischio: Aerosolterapia, somministrazione di ossigeno ad alti flussi». «Tale incredibile asserzione - dicono i sindacati deve assolutamente essere sottoposta a immediata valutazione dei competenti Ordini dei Medici e degli Infermieri per ogni rilievo di tipo deontologico». I rappresentanti delle tre sigle sindacali annunciano inoltre che si costituiranno parte civile contro i responsabili della stesura di tale procedura, in ogni processo che vedrà rivalsa legale e patrimoniale per danni subiti dai medici e dagli infermieri se nell’esercizio delle loro funzioni, essi a causa degli effetti di tali infauste procedure, dovessero contrarre il Covid o i loro pazienti avessero a subire le conseguenze di un tardivo intervento.

Tra i firmatari il dottor per Snami i dottori Giovanni Belcari, Umberto Vetrano, Alberto Nannelli, Jacopo Scala; per Cobas, Lorenzo Sgherri; per Fismu, Francesca Mut, e Costantino Ciari. —

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