Sicurezza
La Uil: «Fermiamoci» Confindustria replica «Restiamo aperti»
LUCCA. «In un momento di gravissima emergenza come quello che stiamo vivendo per combattere il coronavirus il settore del lapideo si deve fermare per un paio di settimane. Non sarà certo una tragedia bloccare la produzione per qualche giorno visti i fatturati che hanno le aziende del marmo» questo l’appello lanciato da Daniele Marsili della Feneal Uil nord Toscana.
«È il momento per il paese di mostrarsi unito – riprende il sindacalista – e il governo ci sta dando anche gli strumenti per poter affrontare con una certa serenità anche un eventuale periodo di stop, grazie a un’iniezione straordinaria di fondi per la cassa integrazione e al sostegno al reddito, pure delle imprese. È il momento della coesione, certo non quello degli scioperi, ma il lapideo non può continuare a muoversi in ritardo nella gestione del virus solo per motivi economici e imprenditoriali. E anche la politica deve fare la sua parte. Chiediamo che venga fermata per un paio di settimane l’attività. Il contagio continua a diffondersi senza sosta e non possiamo pensare di continuare a lavorare senza che tutte le aziende abbiano una necessaria rifornitura di dispositivi di protezione individuale. Il risultato d’altronde sarebbe scontato se un lavoratore dovesse risultare positivo: l’azienda sarebbe costretta a fermarsi mettendo tutti i colleghi in quarantena, così come gli imprenditori, altri lavoratori venuti in contatto con il personale e tutte le loro famiglie. È il momento di prevenire perché la cura potrebbe essere ben peggiore».
Una richiesta che però viene bocciata dal presidente del settore lapidei di Confindustria Toscana Nord Fabrizio Palla: «Le nostre aziende devono rimanere aperte, naturalmente con l’impegno tassativo a porre in opera tutte le misure di sicurezza possibili a garanzia della salute dei lavoratori. La salute è la priorità assoluta, su questo non c’è discussione. Piuttosto, se necessario si sospenda l’attività per il tempo che serve all’implementazione delle misure di igiene e sicurezza. L’obiettivo è rimanere aperti e soddisfare le esigenze della nostra committenza e gli ordinativi ancora in essere. Per un settore produttivo come il nostro, con una spiccatissima vocazione all’export, la paralisi dei mercati internazionali è un autentico flagello. Almeno le commesse in corso e il poco movimento rimasto vanno gestiti al meglio, per preservare relazioni commerciali che saranno preziose quando tutto questo sarà finito: in quel momento dovremo essere in grado di poter rialzare la testa e garantire la continuità del lavoro e dell’occupazione». —
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