Toscana
In più di diecimila senza un’occupazione: il caro prezzo da pagare per il Covid-19
Per Rossano Rossi di Cgil il settore più colpito è il turismo. E intanto i lavoratori ricorrono agli ammortizzatori sociali
Rossano Rossi, alla guida della Cgil lucchese, dice che è solo una questione di priorità. E che, senza dubbio alcuno, in questo momento la priorità è una soltanto: bloccare la diffusione del coronavirus con ogni mezzo a disposizione. Ma – inutile negarlo – le ripercussioni sul tessuto economico saranno violente, dirompenti. A darne conferma sono i dati che il sindacalista snocciola, uno dietro l’altro. Uno su tutti: sono più di diecimila (e stiamo parlando soltanto di Lucca, della Piana e della Garfagnana) i lavoratori che, in queste ultime settimane, sono rimasti senza un lavoro e hanno deciso di ricorrere agli ammortizzatori sociali. «Perché le aziende, dei settori più disparati, sono ormai chiuse – sottolinea Rossi – e non sanno più come fare. Partiamo dal commercio: in questo momento, per via della chiusura dei locali, sono oltre 7mila i dipendenti a casa. Stiamo parlando di cuochi, baristi e camerieri, ma anche di personale che lavora nell’ambito della ristorazione scolastica». E poi ci sono gli stagionali, quei lavoratori che ogni anno, con l’avvicinarsi della stagione turistica, vengono assunti di nuovo. «Secondo i nostri calcoli – prosegue il sindacalista della Cgil – altre 7mila persone non saranno assunte quest’anno, anche se soltanto per alcuni mesi. Quelle persone che, sulla base della loro professionalità, vengono chiamate ogni stagione».
Ma se il quadro legato al settore del turismo è critico, non è certo più incoraggiante quello dell’artigianato e delle piccole imprese.
«Abbiamo già attivato una quindicina di procedure per un totale di circa un centinaio di lavoratori – sottolinea il sindacalista – In questo modo parrucchieri, piccole industrie tessili e metalmeccaniche possono usufruire del Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato (Fsba), una sorta di cassa integrazione da utilizzare nei momenti di difficoltà produttive da parte delle imprese artigiane».
Ma la situazione è critica anche su altri fronti come, ad esempio, le aziende del settore metalmeccanico. «Sappiamo che cinque di queste, per un totale di oltre mille dipendenti, sono state chiuse, anche soltanto per un giorno, per sanificare gli ambienti secondo le disposizioni – prosegue Rossi – Denunciamo, comunque, le condizioni degli operai addetti alle linee di produzione, spesso costretti a lavorare spalla a spalla con i colleghi. In molti casi non hanno neppure le mascherine da indossare. Ma d’altronde, se mancano a medici e infermieri, come possiamo pretendere che le abbiano gli operai? » .
«Siamo molto preoccupati – conclude Rossano Rossi – Speriamo che tutto questo finisca al più presto e di riuscire a contenere il contagio. Impossibile, invece, sarà contenere i danni all’economia e al mondo del lavoro, a tutti i livelli. Ma questa, adesso, non è una priorità. Dobbiamo riuscire a bloccare il coronavirus, intanto. Poi potremo pensare al resto». –
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