Coronavirus, il dottor Cellai: «Ce la faremo, ma questa esperienza ci cambierà per sempre»
Lucca, parla il responsabile delle “aree critiche” degli ospedali dell’Asl nord ovest: «L'80% dei contagiati è asintomatico e quasi non si accorge di avere il virus»
LUCCA. «Ce la faremo, ma questa esperienza ci cambierà per sempre». A parlare è il dottor Ferdinando Cellai, responsabile dei dipartimenti di Emergenza urgenza dell’Asl nord ovest. In pratica, è la persona che si sta occupando di organizzare i Pronto soccorso e soprattutto le “aree critiche” in cui sono ricoverati i malati di Covid negli ospedali di Massa, Livorno, Viareggio, Pontedera e appunto Lucca.
Dottore, qual è la situazione di Lucca.
«Al San Luca abbiamo 14 pazienti in Terapia intensiva, di cui una decina intubati e gli altri ventilati. Altri 12 pazienti sono ricoverati a Malattie infettive. Non sono tutti lucchesi: alcuni vengono da aree vicine come la Lunigiana».
Bastano i posti letto?
«Per ora sì. Ma stiamo riorganizzando le strutture per ricavarne altri. Voglio chiarire un punto: io ho sottocchio tutti gli ospedali dell’Asl nord ovest e in questa emergenza sta venendo fuori la differenza tra chi ha un presidio moderno e chi no. Lucca e Massa, i cui ospedali sono stati spesso criticati dalla cittadinanza, sono avvantaggiate: per il modo in cui sono realizzati i reparti di Terapia intensiva si può arrivare a raddoppiare i posti letto con una certa facilità. In pratica al San Luca, dove solitamente i letti di rianimazione sono tra gli 8 e 12, si può arrivare ad averne una trentina creando un’area unica con la subintensiva. Stesso discorso a Massa. In questa fase nei cinque ospedali Covid avremo a disposizione 106 posti di Terapia intensiva, che sono più del doppio di quelli che avevamo prima. Al momento ne abbiamo occupati 54 mentre 52 sono ancora disponibili. Una volta esauriti dovremmo inventarci altre soluzioni: ad esempio usare le sale operatorie. Inoltre abbiamo ordinato 16 respiratori e siamo in attesa di ricevere i primi 5-6. E poi c’è l’azienda ospedaliera universitaria di Pisa: quando avremo saturato i nostri posti sfrutteremo quel polmone dove hanno già predisposto una vasta area di ricovero».
Che idea si è fatto di questa pandemia?
«La sintetizzo così: l’80% dei pazienti contagiati è asintomatico e quasi non si accorge di avere il Covid; il 10% ha febbre, ma può starsene a casa, mentre un 10% deve venire in ospedale. Di questi un 8% finisce a Malattie infettive e solo un 2% in Terapia intensiva con serie difficoltà respiratorie».
La percentuale dei ricoverati sembrerebbe più alta.
«Guardi, il numero su cui viene calcolata la percentuale dei ricoveri è basato sui tamponi positivi, ma nessuno conosce con certezza il dato epidemiologico perché molti sono asintomatici. In ogni caso ci stiamo organizzando per predisporre un gran numero di posti letto. In tutti gli ospedali Covid si sta lavorando alle cosiddette “bolle terapeutiche”».
Di cosa si tratta?
«Ci sarà una parte dell’ospedale sigillata e destinata ai malati di Coronavirus. Sarà gestita in maniera multidisciplinare dall’infettivologo con l’aiuto dello pneumologo, dell’internista e del rianimatore».
A Lucca a che punto siamo?
«Abbiamo già preso l’area del Day surgery che in questo momento è inutilizzata: ci sono 22 posti letto. E poi ci sono ulteriori possibilità di espansione nei reparti chirurgici dove l’attività è ferma, urgenze a parte. Mi piace sottolineare la solidarietà che i colleghi di Chirurgia stanno dimostrando nel rendersi disponibili per dare una mano ai colleghi degli altri reparti».
Nel piano della Regione, tra Terapia intensiva e altri letti Covid, Lucca potrà arrivare fino 213 posti letto.
«Sì, i numeri sono questi. Inoltre per gestire i pazienti no-Covid bisognosi di rianimazione il piano prevede l’utilizzo della parte esterna delle sale operatorie (4-6 posti), in più ci sono i 4 posti dell’Utic di Castelnuovo su cui stiamo ragionando. Stiamo predisponendo anche delle zone di riabilitazione in cui gestire i pazienti usciti dalla Terapia intensiva che ancora non possono essere rimandati a casa. Infine, nella palazzina “O” di Campo di Marte sono quasi pronti 10 letti di subintensiva per i pazienti già stabilizzati».
Il picco per quando lo aspettate?
«Difficile prevederlo. Ci sono zone in cui il contagio è partito prima e altre in cui non è ancora arrivato».
Ce la faremo?
«Sì, ma molto dipende dalla curva dei contagi: se i malati arriveranno tutti insieme saremo nei guai, se invece la curva si abbassa potremmo gestirla. Nei giorni scorsi è uscita una foto dei nostri operatori i della rianimazione che tenevano in mano una scritta: “Andrà tutto bene”. Noi ci crediamo e ci stiamo impegnando al massimo. E se fuori tutte le persone ci daranno una mano stando a casa, ne usciremo perché siamo bravi, competenti e fantasiosi. Insomma, cela faremo ma questa esperienza ci cambierà per sempre».
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